Viterbese, l’araba fenice

Pubblicato il 13 Settembre 2022 in Primo Piano

I tempi più duri sembrano alle spalle, con un consolidamento nel calcio professionistico sempre più solido. La Viterbese è passata in pochi anni dal fallimento – che l’ha condannata a ripartire dall’Eccellenza – alla presenza in pianta stabile nel campionato di Serie C.

PUNTI DI CONTATTO – “Non temere i momenti difficili. Il meglio viene da lì”, disse un tempo Rita Levi Montalcini. Una frase rappresentativa degli ultimi anni turbolenti vissuti dalla Viterbese. A partire da quella stagione 2012-2013 che aveva regalato speranze di promozione, tramutatesi in amarezza al termine della stagione. Non tanto per la sconfitta ai playoff contro il Virtus Castelfranco, quanto per ciò che accadde poco dopo. Al termine della stagione la società rinuncia, decretando il proprio fallimento. A quel punto Piero Camilli, presidente di una compagine militante in Eccellenza laziale, decide di portare a Viterbo il titolo della sua squadra dando vita alla Viterbese Castrense. Nonostante ben quattro cambi in panchina l’annata 2013-2014 è positiva e si chiude con la promozione in Serie D. Dopo appena due stagioni – trascorse ai vertici del campionato dilettantistico – la Viterbese si aggiudica lo scudetto di Serie D per la prima volta nella sua storia, ma soprattutto torna tra i professionisti. Dal 2016 la società si stabilizza nel campionato di Serie C, qualificandosi per tre annate consecutive ai playoff e vincendo anche la Coppa Italia di categoria nella stagione 2018-2019. Niente male, considerando che appena cinque anni prima militava nel campionato di Eccellenza vivendo momenti difficili. Storia recente che presenta alcuni punti di contatto con quella del suo prossimo avversario. Quel Messina che, però, nel 2017 ripartiva dalla Serie D e che per uscire dal tunnel del calcio dilettantistico ci ha impiegato quattro anni, uno in più dei laziali. Il passato tumultuoso non è l’unico aspetto che accomuna i due club. Manca un passaggio importante nella narrazione della storia societaria. Nel 2019 la Viterbese cambia nuovamente gestione: a sorpresa Camilli cede la società a Marco Arturo Romano, imprenditore – come Pietro Sciotto – e fondatore dell’azienda “Tecnologia & Sicurezza”. In questi tre anni l’attuale presidente è stato più volte contestato dalla tifoseria, accusato di aver ridotto la società – che nel frattempo ha assunto la denominazione US Viterbese 1908 – a combattere per non retrocedere, dopo annate vissute nelle parti alte della classifica. Per questo – e qui subentra l’altra analogia – al termine della passata stagione ha messo in discussione la sua permanenza a Viterbo, pensando di cedere in presenza di gruppo solido. Poi dopo qualche settimana di riflessione è arrivato l’annuncio da parte dello stesso Romano: «Resto alla Viterbese». Una scelta di cuore paragonabile a quella presa dal presidente Sciotto in casa giallorossa, che – anche in questo caso – ha portato ad una pace di riflessione sulla base della sostenibilità economica.

LA NUOVA VITERBESE – Le contestazioni derivano da una condizione di perenne instabilità dei gialloblù, che hanno raggiunto il proprio culmine – a dicembre dello scorso anno – quando il presidente dichiarò: «Non si può assistere alla contestazione di quattro scemi. Forse aveva ragione Camilli a dire che il calcio a Viterbo non si può fare». Parole dure nei confronti di una piazza esigente, stanca della scarsa progettualità della gestione Romano che conta ben undici cambi di panchina in tre anni. L’ultimo dei quali Alessando Dal Canto che, richiamato nelle ultime giornate, è riuscito a mettere una pezza sulla stagione vincendo i playout e confermando la categoria. Nuova stagione, nuovo allenatore, questa volta il prescelto è Filippi, a cui è richiesta una salvezza tranquilla, in seguito alle ultime stagioni caratterizzate da momenti di alta tensione. Si tratta di un allenatore che ha fatto tanta gavetta da vice per poi guadagnarsi la panchina del Palermo due stagioni fa. Proprio in rosanero abbiamo imparato a conoscere l’attuale allenatore della Viterbese. Solidità e cinismo le parole chiave, per un tecnico che si può collocare nella categoria dei pragmatici. A Viterbo la solidità difensiva va sistemata e i 4 gol subiti tra Giugliano e Fidelis Andria lo confermano. La difesa è, però, il reparto che ha subito maggiori cambiamenti rispetto alla scorsa stagione. Per il resto Filippi dispone di un gruppo esperto, puntellato da alcuni giovani. Tra i ragazzi più interessanti del nuovo corso c’è Simone D’Uffizi – centrocampista classe 2004 – che a breve compirà 18 anni ma gioca con la personalità di un veterano. I due gol messi a segno contro la Fidelis Andria – uno di potenza e l’altro di astuzia – hanno dimostrato che il ragazzo è pronto e potrebbe trovare una maglia da titolare già contro il Messina. Scacchieri tattici simili: 3-4-1-2 per i laziali e 3-4-3 per i giallorossi, stili di gioco differenti in una gara in cui il Messina dovrebbe avere il pallino del gioco e la Viterbese sfruttare gli spazi concessi dall’avversario. L’obiettivo finale unisce le due squadre, entrambe alla ricerca di una salvezza che va costruita in particolare sugli scontri diretti. La stagione è appena iniziata, certo, ma la gara del Franco Scoglio potrebbe già regalare il primo mattoncino su cui porre le basi per la permanenza in Serie C.

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