Acr Messina, prima le radici

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Pubblicato il 27 Giugno 2019 in Primo Piano

Continua il lavoro dietro le quinte per la nuova dirigenza dell’Acr Messina: il responsabile dell’area tecnica Pasquale Rando il più attivo, dopo aver individuato e chiuso l’accordo per il ritiro di Chianciano ecco arrivare anche la svolta per il ruolo di direttore sportivo.

ADDIO LUCCHESE – Antonio Obbedio, centrocampista e simbolo della scalata dell’era Aliotta, sarà il nuovo ds della società degli Sciotto. La fine del suo rapporto professionale con la Lucchese attende solo l’ufficialità, la società toscana non si iscriverà alla prossima Serie C svincolando così i suoi tesserati, da quel momento Obbedio potrà firmare l’accordo con l’Acr Messina. L’ex calciatore giallorosso è il nome che Rando ha messo nel mirino sin dall’inizio, con lui il lavoro è già avanzato e si ragiona da tempo sulla composizione del prossimo Messina. Il ds in pectore è già in città dove ha visionato le strutture a disposizione, adesso inizia la parte tecnica con la scelta degli Under da mettere in rosa, per la prossima stagione obbligatori un ’99, due 2000 e un 2001. La stagione appena terminata non chiarisce le capacità del dirigente, la Lucchese ha convissuto con difficoltà economiche che hanno minato la libertà di azione di Obbedio che a Messina cerca la possibilità per un rilancio e per un lavoro da poter compiere con maggiore tranquillità. L’arrivo di Obbedio va a completare l’organigramma societario dopo il passaggio dall’Atletico Messina all’Acr del consigliere comunale leghista (nella società del candidato PD alle regionali Matteo Sciotto) Pierluigi Parisi che si occuperà dell’area marketing, lavoro complesso visto il poco appeal e i pochi margini di sfruttamento del brand per una società di Serie D.

IL CAMPO – Nessuna fretta per il Messina, si ragiona con la calma necessaria per non commettere gli errori del passato. Rando e Obbedio non vogliono, e non possono, affidare la panchina dei giallorossi a un nome qualunque e sulla bilancia si valutano esperienza ma anche capacità di regalare alla squadra una forte identità di gioco, aspetto da sempre caro all’ex Camaro. Pochi nomi trapelati, segno che si sta lavorando con serietà, ma identikit ben chiaro se i profili accostati sono quelli di Zito e Pagana. Quest’ultimo, comunque, resta il nome più caldo: reduce da due annate opposte, il tecnico siciliano tornerebbe in Serie D dopo l’annata beffarda di Troina conclusa con la sconfitta nello spareggio promozione contro la Vibonese. La scorsa stagione, invece, lo ha visto breve protagonista a Siracusa in una complicata Serie C; forse ancora immaturo per un campionato Pro o forse con poco tempo a disposizione per mostrare quanto fatto vedere a Troina. Quale che sia il nome del prescelto, però, resta evidente la necessità di far sposare risultati e bel gioco. Il percorso tecnico, quindi, è scandito da una cronologia precisa: prima il ds, poi di concerto si passerà all’allenatore e solo dopo verranno scelti i protagonisti centrali per dare al futuro mister una squadra che possa calzargli a pennello.

STADIO – Non più una corsa a due per la gestione del San Filippo, il ritiro dell’Fc Messina lascia solo l’Acr Messina interessato alla concessione annuale dell’impianto. Documentazione presentata e protocollata nella mattina di mercoledì, adesso si attende solo il passaggio burocratico per la firma. Sull’argomento affitto dell’impianto ad altre società, comunque, era stato chiaro il sindaco De Luca sin da subito parlando di canone comunale, introiti che quindi l’Acr potrà già mettere, ufficiosamente, a bilancio visto il bisogno della società di Rocco Arena di usufruire del San Filippo. Vicenda pastosa quella dello stadio, sulla quale in maniera cieca si spaccano gli opinionisti del web ma che in realtà rappresenta l’ennesima superficialità politica. Il San Filippo resta un mastodontico salasso per una società di Serie D, ancor di più se il Comune decide quota 0 in tema gestione degli impianti sportivi. In Italia, ma qui occorrerebbe studiare dieci minuti, è prassi comoda la divisione delle spese con il cento per cento dei ricavi dati. Un passaggio semplice, comprensibile anche dai sottomessi all’intelletto umano: se lo stadio ha costi di gestione pari a 100 due società pagheranno 50 a testa; da una suddivisione delle spese nasce però un 100% dei ricavi durante la gestione annua e ognuno per la propria parte dello sfruttamento. Esempio facile quello di San Siro (ovvio che gli introiti e la possibilità di sviluppo non siano rapportabili, ma non sarebbe un esempio se non fosse macroscopico): Inter e Milan decidono per una concessione suddivisa che dimezza i costi di gestione ma dividono equamente le aree circostanti e, giocando chiaramente alternati, incassano il 100% nelle settimane di utilizzo. Tornando a Messina: l’Acr e l’Fc non hanno trovato l’accordo, poco aiutate dalle istituzioni, la società di Sciotto adesso si trova in una condizione poco conveniente dal punto di vista economico dato che i ricavi da stadio in D sono irrisori ma le spese eccessive vista la mole del San Filippo. Dall’altra parte si giocherà in affitto, vero che non ci si dovrà interessare degli interventi di manutenzione ma i pochi ricavi che si otterranno andranno, probabilmente, a coprire solo le spese di locazione. Altro capitolo quello legato alla concessione pluriennale: se mai dovesse vedere la luce, chissà quando, l’Acr potrebbe vivere il paradosso di aver migliorato una struttura che all’asta del bando comunale potrebbe essere assegnata a un’altra società. Un pasticcio, comunale.

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