Caso mascherine, l’arte di comunicare

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Pubblicato il 25 Maggio 2020 in Primo Piano

Comunicare – al giorno d’oggi – sembra davvero essere tutto. A volte non importa neanche cosa si dica, ma viene analizzato il “chi” e “come”. Derive da analisti – spesso social – da non sottovalutare, ma prestare attenzione sul “cosa” a volte è arte meritoria.

ALLA LUCE DEL SOLE – Il caso, o caos, mascherine era una di quelle vicende evitabili e di cui avremmo tutti fatto a meno. Della storia si è scritto, letto e detto abbastanza, tanto che il quadro ha iniziato a prendere forma e nitidezza pian piano. In breve: in una diretta social il presidente del Football Club Messina, Rocco Arena, dichiara di voler donare un lotto di mascherine alla città di Messina. L’emergenza da Covid-19 montava sempre più, tanto che quella che era stata una dichiarazione “semi-ufficiale” finisce tra le cose meno pressanti del momento. Le mascherine non arrivano nel breve periodo – probabilmente per una questione meramente burocratica -, quando finalmente arrivano ecco scoppiare il caso. Si comprende, quindi, che dopo la dichiarazione di Arena di voler donare alla città una partita di mascherine chirurgiche, la stessa amministrazione decide di usufruire dei canali di Arena e della Toro scrl per rifornire la città in un momento di altissima necessità ed emergenza. L’accordo stipulato tra Comune di Messina e la ditta Toro scrl prevede una provvigione di 500 mila mascherine dal costo totale di 300 mila euro, da consegnare entro il 10 aprile. Sul ritardo, netto, si aprono le questioni burocratiche e doganali che hanno rallentato diverse regioni. Per ottimizzare le tempistiche – era aprile e la situazione di emergenza necessitava di tempi stretti, almeno così trapela da Palazzo Zanca – il dirigente comunale incaricato decide di dividere le consegne in lotti dal costo inferiore ai 40 mila euro così da poter applicare l’affidamento diretto senza bando e gara d’appalto. Proprio sul fattore di “urgenza” si basa la scelta del dirigente comunale di usufruire dell’affidamento diretto e contingentare i lotti con una spesa sotto soglia. La divisione in più lotti, quindi, viene giustificata dallo stato emergenziale. In caso contrario, invece, non sarebbe stato possibile per un Comune di rivolgersi “sul libero mercato” ma si sarebbe dovuto predisporre un bando con relativa gara d’appalto. Nota a margine (non relativa al caso specifico) – come si evince dalle sentenze dei Tar di Abruzzo, Toscana e Campania su controversie tra privati e amministrazioni pubbliche – la divisione in lotti sarebbe giustificata solo dalla specifica dell’art. 51 del codice degli appalti: “Nel caso di suddivisione in lotti, il relativo valore deve essere adeguato in modo da garantire l’effettiva possibilità di partecipazione da parte delle microimprese, piccole e medie imprese. È fatto divieto alle stazioni appaltanti di suddividere in lotti al solo fine di eludere l’applicazione delle disposizioni del presente codice, nonché di aggiudicare tramite l’aggregazione artificiosa degli appalti”.

SAPER COMUNICARE – Le dichiarazioni a mezzo social di Rocco Arena, spesso, travalicano il modo istituzionale lasciando spazio a un linguaggio e modalità più vicine alla deriva social post adolescenziale. Differente, invece, quando lo stesso lascia spazio agli addetti al settore del Fc Messina. Sui social – anche per convenzione – la comunicazione è diretta e meno formale. Dalla diretta social alla realtà, però, passano svariate sfumature da non trascurare. Una volta fatta la “promessa social”, infatti, nulla sarebbe cambiato se anche l’accordo col Comune fosse stato descritto e spiegato. Favorire una città in emergenza tramite un lecito accordo tra pubblico e privato non sarebbe stato per nulla strano. Prevedere, nella provvigione di mascherine, una quantità da donare personalmente a un settore specifico della città sarebbe stato, poi, un atto di personale generosità di Arena o chiunque altro fosse stato il protagonista. Comunicare – tutto -, quindi, in maniera lineare e senza lasciare spazio a successive “scoperte” avrebbe dato l’opportunità di raccontare tutta la vicenda in maniera meno pruriginosa, sopratutto sui social e da commentatori un giorno esperti di virus, quello dopo di Islam e poi di appalti pubblici. Diverso, invece, il lodevole lavoro di chi ha raccontato carte alla mano l’intera questione. Venendo, magari, stigmatizzato per avere diffuso notizie su aziende private. Ma l’albo pretorio di un Comune resta a disposizione di chiunque, forse meno accessibile – nell’abitudine – di un sito di informazione ma, comunque, facilmente consultabile.

LA CONSEGNA – Il giorno è, alla fine, arrivato e le prime mascherine sono state consegnate dai dirigenti del Fc Messina e dai due capitani Giuffrida e Domenico Marchetti agli assessori Minutoli, Mondello e Scattareggia in rappresentanza dell’amministrazione. Dalle istituzioni arrivano le parole più interessanti: tra moniti al comportamento prudente dei cittadini, alla specifica che in situazioni come quella tra Comune e Toro scrl le decisioni spettino ai dirigenti e non alla Giunta. Probabilmente vero, ma le interrogazioni di svariati consiglieri comunali (anche direttamente alla Corte dei Conti) tendono a voler comprendere fin dove arrivi il livello – quantomeno – di attenzione dell’amministrazione sul lavoro dei dirigenti, pur salvaguardando l’autonomia. Sul numero di mascherine, infine, lo stesso vice sindaco Mondello ci ha tenuto a sottolineare come la mutazione dello stato di emergenza faccia valutare la necessità di un’ulteriore consegna. Possibile, quindi, che non si arrivi mai alle famose 500 mila mascherine. Amaramente, va constatato, come l’intera faccenda avrebbe potuto godere di una gestione narrativa più chiara, lineare, che non avrebbe lasciato spazio a chiaroscuri e dubbi irrisolti.

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