Fc Messina, critica alla condizione di coerenza

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Pubblicato il 26 Febbraio 2020 in Tattica

Allievo del più famoso Wittgenstein, il filosofo austriaco Paul Karl Feyerabend è tra i maggiori esponenti della filosofia della scienza. Tra le sue teorie più interessanti la critica alla condizione di coerenza: la compatibilità con una passata teoria precedente non rende una nuova teoria più valida o vera. In pratica: scegliere tra due teorie esplicative quella vicina a una già passata è una scelta estetica e non razionale. La coerenza, quindi, può spesso sfociare in una sorta di pregiudizio confortevole. 

LA GENESI – Già dopo il pari interno contro l’Acireale – un 2-2 in 11 contro 9 – la posizione di Massimo Costantino sembrava in bilico. Il tris rifilato al Messina, però, sembrava portare una schiarita definitiva sul tecnico. Il Castrovillari che si impone al San Filippo, invece, portò all’interruzione del rapporto. L’intuizione di Rocco Arena – la migliore numeri alla mano – fu quella di cambiare non cambiando. Panchina a Ernesto Gabriele con l’appoggio di Cesar Grabinski. Una doppia promozione interna, quindi, utile a non scuotere troppo il gruppo nonostante un cambio di rotta, da subito, evidente. Lo spunto più interessante del Football Club Messina di Costatino – indubbiamente – era stato il centrocampo a 3 poggiato sulle spalle di Giuffrida e accompagnato dalla tecnica di Bevis e Correnti. Brillante in possesso palla, arrancante in quella di non possesso. Squadra che perdeva – spesso e volentieri – le misure, scoprendo tragicamente Domenico Marchetti e compagni. L’esordio di Gabriele – sul campo del Troina – portò alla prima rivoluzione netta e decisa: 4-4-1-1 e addio al centrocampo a 3, sempre presente in stagione. Il primo passo verso il miglioramento, quindi, fu cancellare uno degli aspetti, spesso, più elogiati.

LO SVILUPPO – Le 10 vittorie su 14 partite parlano per Ernesto Gabriele. Le gare senza successi, però, hanno acceso il dibattito sull’eccessiva copertura che il tecnico calabrese vuole per il suo Fc Messina. Probabilmente una visione superficiale, nonostante da queste pagine spesso abbiamo criticato la squadra per numeri offensivi troppo bassi. Limitare il tutto a un atteggiamento difensivista dell’allenatore, però, non trova riscontri con quanto visto in campo. Infatti – statistiche alla mano – il Football Club Messina è più sprecone che asfittico. I giallorossi creano, non finalizzando in percentuale alta. Il centrocampo a 3 bocciato da Gabriele ha mutato l’aspetto dell’undici: doppio mediano per alzare il muro ma con qualità, Coria al primo pressing ma libero di svariare sul fronte ed esterni con meno campo interno da occupare e fasce da arare. Squadra molto più corta, ma più capace di muoversi a fisarmonica coinvolgendo nella spinta anche gli esterni bassi. Carbonaro – infortuni e sciocche squalifiche a parte – diventa uomo chiave: la differenza tra lui e Dambros resta evidente. Il brasiliano è un centravanti, il palermitano no. L’ex Trapani ha capacità maggiori di attacco della profondità, gioca in maniera più fisica e il suo gioco per la squadra è più di appoggio che di ultimo passaggio. Carbonaro è altro: esterno offensivo che si adatta in mezzo – il primo Mertens di Sarri -, con visione di gioco maggiore e numeri tecnici a servizio del compagno da mandare in porta. La stagione gli ha portato prolificità, ma il numero 7 è – in primis – un giocatore capace di raccordare attacco e centrocampo in fase di sviluppo della manovra. A questo va aggiunta – passaggio decisivo – la capacità di attacco rapido dello spazio, oltre alla maggiore abitudine a variare la velocità di corsa. La copertura più estesa del campo rispetto al precedente schieramento, poi, favorisce la fase di recupero palla, rendendo il Fc Messina una squadra forte in fase di non possesso e capace di ripartire sfruttando le caratteristiche descritte.

LA CILIEGINA – Dei numeri del Football Club Messina abbiamo parlato, soprattutto della scarsa capacità di finalizzare quanto creato. Una tendenza che è stata pagata a caro prezzo nelle sconfitte di Palermo e Giugliano, venendo soffocato nelle vittorie in mezzo dall’incapacità avversaria di pungere. Come dicevamo, però, non si può tutto limitare all’atteggiamento voluto dal tecnico. Abbiamo analizzato come le scelte di Gabriele abbiano portato a una rivoluzione chiara: squadra non più coperta ma più brava a coprire il campo, con l’attacco ben rifornito ma fallace. Gli errori individuali, infatti, contano e non poco. Contro il Savoia – entriamo nello specifico – il Fc Messina non ha mutato questa sua identità: in fase di recupero palla i giallorossi hanno giocato una buonissima gara, soffrendo il giusto ma ripartendo male. Le colpe? Melillo in riserva e Carbonaro spento. Bevis e Correnti più impegnati a correre all’indietro rispetto al solito – ma l’avversario incide in questi casi -, hanno supportato meno ma la coppia offensiva a reso poco. La prima espulsione sembrava indirizzare il Football Club Messina verso le barricate, ecco che Gabriele vince sulla scacchiera: fuori Miele e Bevis. Dentro Gnicewicz in fascia a sinistra, Quitadamo scala in mezzo e difesa senza problemi. Per il francese entra Dambros con Coria che va a fare il mediano. Capolavoro di Gabriele. Dura tutto troppo poco, perché Carbonaro si fa cacciare e ci toglie il gusto di quello che sarebbe potuto essere. In realtà, infatti, non assistiamo quasi per nulla allo sviluppo dell’idea, ma l’idea della panchina giallorossa è chiara. Dambros ha forza fisica e tecnica, la sua posizione larga – nel 4-4-1 – serve a contenere Oyewale e allargare Poziello (centrale di sinistra). Coria scala in mezzo ma non è un azzardo: l’argentino è il migliore – per distacco – del Fc Messina in fase di primo pressing e recupero palla. Perché? Perché ragiona da numero 10 e legge in anticipo cosa farà chi ha il possesso. In più la sua tecnica gli permette di saltare il primo marcatore, pareggiando l’inferiorità. Gabriele la studia e gioca perfettamente: nella teoria questa soluzione placa e placca il Savoia, tanto che non c’è paura nel dire che difficilmente il Fc Messina avrebbe perso la sfida. Carbonaro si fa cacciare, squadra in 9 e piano offensivo saltato. Resta l’ordine, però, con le due linee ben schierate e spaziate. Resta la sfida alla coerenza calcistica, quella della barricata per sopportare gli assalti. O quella del difensivismo appiccicata sul tecnico. Parlato – tecnico del Savoia – forse sbaglia a non cercare ampiezza, ma in realtà la sua panchina è ricca di centravanti e povera di esterni, visto anche il classico 3-5-2 con cui si muove da sempre. La vittoria esalta tutto, ma quello che Gabriele fa tra l’espulsione di Fissore e quella di Carbonaro è un atto di coraggio tecnico-tattico tipico di chi ha il totale controllo della propria squadra. I primi a crederci, poi, devono essere i calciatori. L’applicazione dei giocatori in campo, infatti, era quella di chi ci credeva e sapeva cosa fare. Perché ovvio, nulla era improvvisato.

*foto tratta dalla pagina Facebook del Football Club Messina

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