Messina, brutto e (im)possibile

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Pubblicato il 22 Ottobre 2019 in Primo Piano, Tattica

Lo avevamo scritto nel presentare la sfida, lo avevamo ripetuto nelle settimane precedenti: per il Messina conta solo vincere. Contro il Roccella la squadra di Rando offre il peggior spettacolo stagionale, lasciando campo e applausi a un avversario che difficilmente si schioderà dagli ultimi tre posti in graduatoria.

IL MODULO – In principio fu l’idea di Antonio Obbedio: squadra fisica, colossale e compatta. Affidarsi a Michele Cazzarò per mettere in campo quel 3-5-2 (Crucitti ballerino tra mediana e trequarti) capace – nelle intenzioni – di subire poco e segnare il giusto. Il mercato agì di conseguenza: Forte e Giordano, Sampietro e Ott Vale, Esposito e Siclari (e poi Coralli per il prolungarsi dei problemi dell’ex Nola). Su questa base si aggiunsero un paio di under di buone prospettive e le correzioni del caso: Ungaro arriva in difesa perché se over deve essere allora Forte non convince; si aggiunge Bruno perché Giordano pecca in atletismo e personalità. Con loro va in soffitta la difesa a tre e – di conseguenza – il tecnico tarantino. Panchina a Pasquale Rando che porta dentro il suo calcio e le sue idee: allenatore fermo da tempo ma veloce nella testa, capace di non farsi schiacciare dalle sue visioni ma di plasmare il suo Messina secondo i migliori a disposizione. 4-3-3 sia ma senza fondamentalismo. Crucitti rimane il cruccio maggiore: l’ex Cittanovese ha le caratteristiche per il ruolo da esterno destro offensivo – il Suso del Milan per capirci -, a differenza del discutibile spagnolo rossonero, però, il numero 10 giallorosso lo è anche nelle caratteristiche e sulla trequarti trova maggior voglia e spunto. Le basi su cui fondare restano due: la difesa a quattro e il centrocampo a tre. Uno dei due rappresenta il male più grande di questo Messina.

IL CENTROCAMPO – Classe 1993, centrocampista centrale che unisce quantità a tempi di gioco. Gianluca Sampietro gioca 169′ in campionato più 64′ in Coppa Italia nella stagione scorsa tra le fila del Gozzano. Fuori tutto l’anno per problemi muscolari, una scommessa rischiosissima quella a cui Antonio Obbedio affida le chiavi del suo progetto. I mesi trascorsi in infermeria si fanno sentire sul ragazzo scuola Sampdoria perché i piccoli acciacchi di inizio anno sono – ovviamente – figli dell’annata passata in naftalina. Con lui – in una mediana piatta e senza cambio di passo – c’è l’argentino Facundo Ott Vale: fisicità e buona tecnica ma una lentezza da proteggere con un lavoro altrui intenso, forse un compito eccessivo da affidare ai compagni visto il rendimento che può produrre l’ex Troina. In coppia – Sampietro e Ott Vale – faticano a convincere: l’ex Gozzano si piazza davanti alla difesa, la sua uscita palla è troppo orizzontale e macchinosa; chiaro come il mediano sia più bravo a schermare e lavorare sugli spazi che a dettare i tempi. Ott Vale mostra due volti: con Cazzarò è schiacciato e basso, con Rando accompagna meglio e diventa riferimento. Quando rientra Sampietro migra nel ruolo di mezz’ala, spento il primo e affaticato il secondo. Il Messina fatica a supportare entrambi: contro il Roccella la squadra si spezza troppo presto e l’ingresso di Capilli nella ripresa alza solo l’intensità, con una clamorosa voragine di una quarantina di metri che resta viva per svariati minuti del secondo tempo. Palese, quindi, che questo Messina fatichi troppo a trovare le misure giuste e mantenerle per l’intero arco della sfida. A centrocampo si vincono le partite: vecchio detto del mondo calcistico, la mediana del Messina va ricostruita nella struttura e nella scelta dei protagonisti. In attesa di Cristiani e del 2 dicembre. Pasquale Rando è tecnico attento che deve, però, fare i conti con gli uomini a disposizione e con i mille incastri per schierare una squadra credibile. Brutto, bruttissimo il Messina delle ultime uscite, col paradosso della classifica scalata pian piano.

IL CAMBIO DI RITMO – Il martellamento sulle responsabilità di Antonio Obbedio resta giustificato: l’ex Lucchese arriva pieno di amore per Messina e voglia di far bene. Purtroppo per lui gli errori restano evidenti: il peccato originale è stato quello di scegliere il modulo e di conseguenza i calciatori, non tanto per la prassi ma per la caratteristiche di scarsissima duttilità e differenza dei protagonisti. Quando Rando prova a rivoltare il Messina sbatte contro una rosa troppo piatta e dal passo monotono: non è un caso che gli unici calciatori in grado di strappare siano Saverino e Orlando. Due diciottenni, due giocatori dalla struttura e dal ritmo atletico non presente nei compagni. Sono i due ragazzini a diventare l’arma di Rando quando la ricerca del cambio di passo diventa necessaria: c’è da comprendere la vera natura tattica dei due. Saverino jolly utile dalla difesa all’attacco, Orlando attaccante esterno ma ancora modellabile. Non faremo il gioco dei numeri e dei moduli, Rando è allenatore consapevole che ne sa certamente più di noi; la cosa certa resta che questo Messina dovrà trovare gli undici più credibili e cucirgli addosso un sistema capace di portare punti. Bello o brutto cambierà poco, perché lo spettacolo non è obbligatorio. Possibile o impossibile è invece il vero nodo: questa squadra deve diventare credibile, deve diventare una una forza possibile e in grado di scalare la classifica. Lo pretende l’ambizione della proprietà e la voglia trasmessa dalla tifoseria. Non ci sarà sempre la pochezza del Roccella di fronte, non si potrà sempre chiedere ad Avella di essere portiere da 8 in pagella.

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