Messina, inquietudine crescente seguita da terrore conclamato

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Pubblicato il 30 Gennaio 2020 in Primo Piano

“Tutti quanti moriamo. L’obiettivo non è quello di vivere in eterno, ma di creare qualcosa che lo faccia al posto nostro”. Titolo e citazione direttamente da “Diary” di Chuck Palanhiuk. Romanzo dai tratti horror-satirici, lettura consigliata agli amanti della non banalità letteraria.

PRESSAPOCHISMO – Come un film già visto: così prosegue la stagione del Messina della famiglia Sciotto. Terzo anno in fila con i soliti problemi e le solite speranze. Tabelle e tabelline per capire quanto punti fare – e dove trovarli – per agganciare l’obiettivo stagionale. A differenza dello scorso anno – almeno – quest’anno non è la salvezza da strappare a Sancataldese e Roccella il punto d’arrivo dei giallorossi. Playoff vicini ma lontanissimi vista discontinuità mista a prestazioni mai convincenti, con buona pace di uno Zeman che – per primo – non sa più cosa fare per trasformare la sua squadra da molle a concreta. Il caos dirigenziale è stato acuito dalla non riorganizzazione dell’organigramma, alla quale si è aggiunto il ritorno fortemente decisionale degli insufficienti Pietro e Paolo Sciotto. La vicenda legata ai pannelli pubblicitari al led – per esempio – diventa buona occasione solo per nutrire fedeli ronzini coi paraocchi; la realtà racconta invece di un voluto e ricercato malinteso indirizzato ad alzare il livello di guardia della tensione. La mossa del sindaco De Luca – in clamoroso ritmo dominante dopo la votazione sul “Cambio di passo” – di nominare l’ex dg D’Arrigo come esperto per l’impiantistica sportiva tende a una veloce chiusura della vicenda. Non mancheranno – come da prassi – i piagnistei da affidare a cani da guardia social coadiuvati da profili fake di ispirazione tirrenica (… Paolo Rossi… ma per piacere!).

LA PAURA – Strategia ovvia quella messa in atto dalla proprietà del Messina. Il fallimento sportivo che si continua a covare va mascherato, così vengono alzati polveroni su fatti di disinteresse pubblico buoni per aizzare inimicizie patetiche. L’attenzione, infatti, non va mai verso i problemi di campo nonostante – in ogni intervista – allenatore e calciatori denuncino il disagio ambientale legato a faccende che poco hanno a che fare con il calcio serio. Peccato, tutto buttato nel cestino dell’umido solo per umoralità e smania di comando che – come da trattato psichiatrico – viene confuso col potere cieco e indiscutibile. In realtà, questo Messina 3.0 ha fottutamente paura di trovarsi, ancora una volta, a dover spiegare una battuta a vuoto lunga un campionato. Per il terzo anno di fila si torna a guardare calendario e classifica, cercando incastri di risultati utili a rendere il cammino, finalmente, roseo. Non è così, però, che una squadra che ambisce al massimo dovrebbe competere. La possibile vittoria contro il Marina di Ragusa – sulla carta non un’impresa – verrà venduta come la giornata del riscatto… ma senza un percorso netto sarebbe l’ennesimo inganno. Nel frattempo – come già accaduto quasi in blocco lo scorso anno – un gruppo organizzato (i Testi Fracidi) lancia un messaggio chiaro di sfiducia verso la proprietà (e basta, nessuno speculi sull’amore). E quando chi c’è sempre stato si stanca, di nuovo, allora le colpe sono quasi unicamente da una parte.

TUTTI CONTRO NESSUNO – Il complottismo spicciolo trova terreno fertile tra quelli che hanno sempre un “cuggino” informato e informazioni di “prima mano”, con occhio strizzato. Nel mondo ideale – quello a cui ci piacerebbe iscriverci – dovremmo parlare solo di 4-3-3 e del perché non funzioni correttamente. Ogni sconfitta o non vittoria – invece – deve passare dal codazzo di minchiate (volevamo dire sciocchezze, ops…) usato come cortina di fumo per celare l’insufficienza gestionale. Nessuna presa di responsabilità reale, al massimo un richiamo al “remare dalla stessa parte” ma come sempre si perde il filo della logica e dei ruoli. Va ricordato, infatti, a tifosi, dirigenti e amici di amici che il nostro lavoro non è quello di fare contenti o proteggere. Per quello ci sono i soldati di ventura. Gli Sciotto hanno deciso di intraprendere la loro battaglia vittimistica, fortemente gonfiata e favorita da arcinoti gestori di vespasiani virtuali in cui rimestare teorie da sottoporre a ottimi professionisti della mente umana. Basterebbe – ma chissà se sarà mai tra le opzioni sul tavolo – lavorare con logica, spendendo in maniera corretta e vincente. Se il Messina avesse 45/48 punti non ci sarebbero avversari o complotti all’orizzonte. Il decimo posto è una colpa da girare in casa Messina e non condividere con ambiente o soggetti terzi. Mai. Gli errori non hanno un solo padre, e chi è andato via si è anche preso – a differenza di chi è rimasto – le proprie responsabilità. Vincere domenica – per classifica e tifosi soprattutto – e basta. Il campo resta la cosa più importante, anche con la consapevolezza di dover sopportare una settimana in compagnia di bulletti mascherati. Dietro il trucco rimarrà il terrore.

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