Messina, l’allenatore arriva da Salerno: ufficiale Raffaele Novelli

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Pubblicato il 29 Luglio 2020 in Primo Piano

Non sarà Salvatore Campilongo l’allenatore del Messina. Dopo Bruno Caneo e il vulcanico Eziolino Capuano, anche l’ex Cavese preferisce non perdere la categoria professionistica virando, con molta probabilità, sulla Vibonese. Per i giallorossi, allora, profilo di riferimento salernitano: Raffaele Novelli.

APPESI ALL’AMO – Grandi nomi. Almeno all’apparenza, perché il quarto Messina degli Sciotto – in salsa salernitana – sembrava voler ripartire da una certezza: la panchina. Campilongo il più affascinante, anche per l’ambizione chiara legata al suo nome, Bruno Caneo sembrava il più legato alla nuova dirigenza di area campana visto il precedente di Rieti. Loro due i più accreditati, anche se distanti per visione e prestazioni. Eziolino Capuano nome un po’ gettato in pasto della platea, per l’appunto un altro amo. Reduce dalla stagione ad Avellino e difficilmente voglioso dell’inferno della D. Nomi che girano, circolano, fanno credere a un quarto Messina che non lascia nulla al caso. I tre anni precedenti, infatti, sono stati ritmati dalla consapevolezza di un esonero nel momento stesso dell’annuncio del nuovo tecnico. Così è stato per Venuto e Infantino, con Cazzarò la piazza ribollì già al 2-0 di Troina all’esordio. Una svolta che la tifoseria anelava, quasi nel voler affidare anche solo a un nome la speranza di qualcosa in più. Non scendono di categoria i tecnici già citati: vero, e anche se così non fosse è buona scusa per virare su altro. Raffaele Novelli la categoria, invece, è contento di accettarla anche per la piazza in cui va a giocarsela. Vivere di sensazioni sarebbe errato.

DIECI ANNI IN C – Raffaele Novelli, nato a Salerno, classe 1965. Provenienza non banale, tanto che il viaggio di Pietro Sciotto in Campania fa comprendere come il parto sia avvenuto nelle ultime ore. Novelli arriva a Messina dopo una carriera fatta di tantissima Serie C condita di tantissime delusioni accompagnate da esoneri. Amante del 4-3-3, sempre quello di stampo zemaniano che sembra diventare il vero amore di Sciotto dopo Modica e Zeman jr., con tutti i difetti di un calcio basato su una volontà offensiva bilanciata da cronica pigrizia difensiva. La sua carriera inizia a Melfi, in C2, nel lontanissimo 2005 e si conclude con un quarto posto. Il miglior anno resta, però, quello di Foggia nel 2008/09 con un quinto in C1 a cancellare la delusione di Manfredonia e l’esonero nella sua Salerno nei due anni precedenti. Una carriera al sud con l’unica eccezione nel 2010/11 alla guida della Pro Patria dove chiude terzo in C2. Bene anche alla guida della Primavera del Genoa, successivamente solo delusioni con il doppio esonero di Barletta (incarico, esonero, richiamato, esonero) e quello di Lamezia. Non va meglio con l’Aversa Normanna dove resta da agosto a ottobre senza vincere una partita, prima di venire allontanato. Nel 2016/17 scende in Serie D – unica esperienza – sulla panchina del Campobasso: 18 partite alla guida dei molisani, con 5 vittorie, 4 pari e 9 sconfitte. Decide di dimettersi e lasciare la panchina a gennaio. Ultima esperienza, invece, all’estero: terza divisione francese, allenatore del Pau Fc dove resta per 17 partite nel 2018/19. Tanta, tantissima, esperienza per il tecnico campano che, però, non è accompagnata da quella scia di successi in grado di garantire una base solida su cui fondare la nuova stagione dei giallorossi. Curriculum e chiacchiere, però, non scendono in campo. Quello – si sa – resta l’unico giudice supremo.

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