Messina-Melfi: game, set & match

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Pubblicato il 21 Marzo 2016 in Tattica

Tra i luoghi comuni della retorica calcistica regna sovrano quello del raggiungimento dei 40 punti per la salvezza. Un ritornello che allenatori, dirigenti e giocatori ripetono dal caldo agosto fino al maggio successivo. Un refrain che diventa stucchevole sopratutto se si guardano numeri e statistiche, dove si scopre che spesso con 40 punti è possibile andare in vacanza con la primavera ancora alle porte. Così è stato anche per il Messina di quest’anno, non che i giallorossi siano in vacanza ma i famosi 40 punti per la salvezza arrivano a metà marzo, come ampiamente intuibile e con essi un mantenimento della categoria ancora virtuale ma nei fatti raggiunto. Quale sarà il cammino futuro lo dirà il derby di giovedì a Catania e le partite successive. Quello che le prime ventisette partite di questo torneo ci dicono è che la base tecnica del Messina può (e deve) essere la partenza su cui fondare un progetto ambizioso. Basi e progetti però, perché i passi verso l’alto devono essere graduali. In primis dovrà crescere la personalità di squadra, quella necessaria per riuscire a fare la partita e dominare gli avversari. Il Messina ha peccato in questo campo, dimostrando anche contro avversari di rango inferiore come il Melfi una certa difficoltà nell’imporre il gioco. Un brutto primo tempo, dove i giallorossi non sono riusciti a dettare i tempi della partita rimanendo impantanati in una macchinosa manovra orizzontale. Gli infortuni di Zanini e Bramati (tanti auguri) costringono mister Di Napoli ad un cambio radicale. Lucido e presente il tecnico del Messina sceglie Barilaro e passa al 4-4-2 allargando il campo e riempiendo la zona centrale con Tavares in coppia con Scardina. Proprio su questa soluzione si concentra la nostra analisi tattica: attacco della profondità, ampiezza ed il senso del gol del portoghese.

GIOCO DI COPPIA – Primo tempo segnato dal problema muscolare di Zanini e dal terribile taglio subito da Bramati. Mister Di Napoli pesca Barilaro e sistema un 4-4-2 con Scardina attaccante di fatica e Tavares libero di muoversi. Il Messina punge subito proprio col portoghese: lancio lungo di Berardi (freccia gialla), ed ecco che le due punte lavorano in sinergia. Evidenza rossa per Scardina, lo vediamo abbassarsi per giocare la palla di testa per premiare l’attacco della profondità di Tavares. Il portoghese farà tutto bene tranne il tiro, prima un ottimo controllo con dribbling su Cason, la sua conclusione troverà un attento Santurro. Torniamo al lancio: in viola vediamo Gustavo che tende a stringere la sua posizione, il brasiliano fatica nel vincolarsi al ruolo di esterno sinistro. Nel cerchio arancione c’è invece Barilaro, l’esterno è più ordinato e ligio ai dettami del 4-4-2 rimanendo largo costringendo il terzino Giron a staccarsi e non aiutare i due centrali in copertura. Concentriamoci sulla coppia, Scardina si abbassa e tira fuori Petta, in questo modo libera campo a Tavares. Nulla di incredibile, anzi siamo di fronte ad una giocata abbastanza classica del gioco di coppia offensivo. Stupire però non è un obbligo, spesso le cose migliori sono le più semplici, o comunque quelle che fanno rendere al meglio i giocatori a disposizione.

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PESO SPECIFICO – Abbiamo visto il gioco verticale del 4-4-2, adesso passiamo ad un altro risvolto del sistema: ampiezza e cross. Partiamo dalle scelte, mister Di Napoli chiede a Barilaro di fare l’esterno puro mentre Gustavo è più libero di muoversi, partendo comunque da sinistra. Nel nostro frame vediamo come lo sviluppo del gioco premi Barilaro, totalmente libero da compiti difensivi il terzino attacca il fondo potendo servire i compagni nel cuore dell’area (freccia gialla). In mezzo le due punte (cerchi azzurri) si pestano un po’ i piedi non dividendosi perfettamente gli spazi, in aggiunta arriva Gustavo (riquadro arancio) che riceverà il pallone. Sinistro sporco e Santurro bravo a metterlo in angolo. Analizziamo l’azione: in rosso abbiamo segnato Baccolo, vediamo come rimanga in appoggio ma non attacchi l’area, contrariamente a quanto debba fare un centrocampista nel 4-3-3. Nel 4-4-2 offensivo, invece, i due centrali di centrocampo restano solo in appoggio mentre l’area di rigore diventa il regno delle punte e dell’esterno opposto alla fonte del cross. In questa circostanza va anche sottolineato come il Melfi muove la difesa in maniera errata, esce in ritardo sul cross e stringe tutta sulle punte dimenticando Gustavo sul palo lungo. Questo secondo tempo ci indica qualcosa, ovvero che mister Di Napoli in settimana sicuramente lavori su moduli alternativi al classico 4-3-3. Verissimo che il 4-4-2 rimane un sistema scolastico, però quanto fa vedere il Messina nella ripresa non sembra lasciato al solo istinto dei singoli. Quando due infortuni diventano opportunità, bravo Raffaele Di Napoli.

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L’ODORE DEL SANGUE – Che differenza c’è tra un attaccante e un goleador? L’attaccante gioca in attacco, il goleador sente la porta e conosce l’odore del sangue. Tavares non avrà numeri da bomber alla Iemmello, ma nelle sue sei reti stagionali c’è un filo comune: il senso del gol. Siamo all’azione che regala al Messina la partita, la salvezza e la stagione: sugli sviluppi di una rimessa laterale si arriva al pallone in possesso di Barilaro (cerchio azzurro), passato nel ruolo di terzino sinistro dopo l’ingresso di Padulano, parte un cross di esterno destro che Giacomarro (cerchio viola) devia di testa ed ecco l’odore del sangue. Con la freccia gialla la strana traiettoria del pallone, Tavares (riquadro arancio) è spettacolare nel movimento. Legge perfettamente l’effetto del pallone e aspetta il rimbalzo giusto per colpirlo. Destro potente e preciso. Fin qui la parte che riguarda la grande giocata del singolo, adesso analizziamo anche la sistemazione sul cross di Barilaro: Gustavo e lo stesso Barilaro fraseggiano sulla fascia lavorando di coppia, Padulano e Scardina (riquadri rossi) hanno riempito l’area attaccando i due pali. Poi c’è Tavares, la sua esperienza gli ha dettato una posizione ibrida. Il portoghese legge bene e capisce che ingolfare l’area sarebbe inutile, rimane in appoggio pronto a sfruttare una seconda palla. Il caso (la deviazione di Giacomarro) lo premia, il resto è frutto della differenza tra attaccante e goleador.

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