Turris-Messina, la solita vecchia storia

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Pubblicato il 20 ottobre 2018 in Primo Piano

Uno strano ripetersi della storia recente. Un inizio di stagione imbarazzante, più figlio di una mancata logica strategia che per colpe personali dei protagonisti. Pietro Infantino come Antonio Venuto: agnelli sacrificali di un Messina che sembra aver sempre bisogno di un tempo incredibile per trovare la retta via. Stagioni in fotocopia che aspettano la svolta: Oberdan Biagioni nel ruolo che era di Giacomo Modica lo scorso anno. Allenatore dal passato senza troppa fortuna che cerca in riva allo Stretto il riscatto, anche lui con quello stile di sapore zemaniano. Ci proverà accompagnato dal neo direttore sportivo Torma, nella scrittura del copione sciottiano colui che dovrà donare serenità al reparto tecnico e pensare a una rivisitazione dell’organico come già fatto dodici mesi fa da Francesco Lamazza. Le stagioni iniziano sempre in colpevole ritardo, tanto da sperare che adesso Biagioni e Torma azzecchino la stessa strada di bel gioco vista la scorsa stagione. Il Messina fin qui non ha mostrato nulla, solo qualche sprazzo legato a giocate dei singoli e un gruppo che avrebbe le carte in regola per non bazzicare il fondo classifica.

EQUILIBRIO – La parte peggiore del Messina di Infantino è stata la totale mancanza di stabilità tattica. I cambi di sistema di gioco non sono serviti a nulla, palese come i giallorossi non trovassero una collaborazione fitta tra i tre reparti. Troppo spesso colpiti in campo aperto, come se spaccare la squadra in due fosse una scelta quasi obbligata. Le imbarcate subite col 3-4-3 sono state sostituite dalla mancata applicazione generale col 4-3-3. A Cittanova, come in casa col Marsala, troppo facilmente si è spenta la luce dando vita a gravi errori individuali. La gara con l’Acireale, poi, ha mentito come solo il calcio sa fare: gli episodi nel calcio esistono, come è chiaro che Arcidiacono e Genevier abbiano le colpe personali più vistose. Questo non ammette di poter mollare, abbandonarsi all’avversario in una veloce agonia che avrà come conseguenza il liberarsi dell’allenatore. Adesso la scusa è andata via, sicuramente sostituita da un tecnico che darà identità tattica utile per togliere qualsiasi tipo di confusione. Toccherà ai calciatori spegnere la voce delle frasi fatte e iniziare la stagione che fin qui li ha visti solo spettatori. Il lavoro di Biagioni è forse meno complicato del previsto: tatticamente questa squadra vuole il vestito del 4-3-3, psicologicamente la reazione a calciatori con centinaia di presenze sulle spalle la dovrà dare l’amor proprio. Al tecnico e al neo ds resta il compito di valutare, capire, decidere se mandare via o confermare gli uomini della rosa a disposizione. Un eterno ultimo esame per un gruppo fin qui insufficiente.

SCELTE – I numeri lasciano il tempo che trovano, Biagioni è stato chiaro sulle sue idee tattiche ma ha aperto a soluzioni tampone in un momento così delicato. Sarà Cocimano a fare la differenza minima: la sua duttilità mista a quella di Kevin Biondi lasciano aperte le porte a cambi di sistema in corsa. Squalificato Genevier dovrà essere Bossa a prendersi una responsabilità già nelle sue corde, se l’ultima maglia in mediana sarà di Traditi arriverà l’ennesima ultima spiaggia per un calciatore fin qui non all’altezza. In difesa torna Cossentino e finisce l’esperimento di Cimino in fascia, anche se il giovanotto spera in una maglia in mezzo al campo. In avanti arrivano i problemi: rigore calciato fuori a parte, Arcidiacono è il trascinatore della linea offensiva oltre a essere l’unico da confermare senza patemi. Il resto? Troppo poco, anzi zero: come le reti realizzate. Di fronte ci sarà una Turris reduce dal pareggio del San Nicola di Bari, non un miracolo se hai costruito una squadra che questo Girone punta a vincerlo. A disposizione di mister Fabiano c’è un gruppo di calciatori esperti e con le armi giuste per attaccare la vetta, la forza del Bari non è in discussione ma i campani difficilmente molleranno così presto la rincorsa. Un pari esterno così pesante vorrà trovare una continuità interna decisiva, il Messina sale sul palco del Liguori per suonare la sua ennesima ultima canzone.

TURRIS (4-3-3) D’Inverno; Esempio, Di Nunzio, Varchetta, Auriemma; Fabiano, Aliperta, Vacca; Cunzi, Longo, Celiento. All. Fabiano

MESSINA (4-3-3) Meo; Dascoli, Porcaro, Cossentino, Russo; Biondi, Bossa, Traditi; Cocimano, Gambino, Arcidiacono. All. Biagioni

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