Palazzolo-Messina, Torrisi: «Primi a maggio, non a novembre»
Pubblicato il 24 Ottobre 2026 in Sala Stampa
Vigilia della settima giornata per il Messina, atteso sul campo del Palazzolo. Reduce dal pareggio interno con la Leonzio che gli è costato il primato, Alfio Torrisi presenta la trasferta siracusana e, soprattutto, chiede equilibrio di giudizio sull’andamento della squadra.
LA TRASFERTA – «Sappiamo di avere una partita difficile. Tutte le gare esterne in questo campionato sono complicate, a maggior ragione a Palazzolo, dove — a prescindere dalla superficie del terreno — sarà una sfida di seconde palle, veloce, contro una squadra che negli anni si è sempre costruita l’obiettivo difendendolo tra le mura amiche». Il tasso agonistico, avverte il tecnico, sarà alto: «Dobbiamo rispondere alla grande sul piano emotivo, andare forte e vincere tutti i duelli. Per portare il risultato da Palazzolo bisogna essere più affamati degli altri, prendere in mano il dominio del gioco in entrambe le fasi. Serve rispetto per l’avversario, non sarà una passeggiata, ma l’obiettivo viene prima di ogni cosa».
L’INFERMERIA – Capitolo condizioni, con più di un grattacapo legato ai continui cambi di campo. «A livello fisico non stiamo benissimo, perché in questi continui cambi di superficie ci facciamo male ogni giorno. Aspetto il briefing con lo staff sanitario per capire se portare in extremis Burzio, fermato da un affaticamento all’adduttore». Fuori Palumbo, che non sarà nemmeno nel gruppo: «Ha una pubalgia che gestiamo da settimane. È andato in campo non al cento per cento, ha stretto i denti con gli antidolorifici grazie al lavoro del preparatore Calzone e dello staff, ma ora siamo costretti a fermarlo, anche perché rientrano Bollino e Sartore. Non stiamo benissimo, ma saremo lì a battagliare per dare una gioia alla nostra gente».
CAPOLISTA SOLO A MAGGIO – Il passaggio più lungo e più sentito Torrisi lo dedica alla classifica e alle aspettative, dopo aver perso la vetta. «Primi bisogna esserlo a maggio, non a novembre. Noi siamo capolista nella nostra testa, perché siamo i più forti e la squadra lo dimostra ogni giorno. La classifica può cambiare da una settimana all’altra, come è successo finora: nessuno è stato primo per più di due o tre giornate. Le pressioni sulla posizione le lasciamo agli altri, il nostro destino è sempre nelle nostre mani». Il tecnico respinge con forza la lettura del doppio volto, perfetto fuori casa e fragile in casa: «Faccio fatica a dire che il cammino interno sia diverso. Abbiamo fatto due pareggi in casa: con la Nebros, e ci ricordiamo il gol che abbiamo preso; e con la Leonzio, dove però la prestazione è stata da Messina per tutti i novanta minuti, non per trenta o quaranta come con la Nebros. Poi ci sono gli episodi che in questo momento non ci sorridono: sul secondo gol di domenica potevamo fare meglio, lo sappiamo. Ma non è un cammino diverso».
CONTRO GLI ALLARMISMI – Da qui l’affondo contro chi trasforma ogni gol subito in un caso. «Non può essere una notizia ogni volta che il Messina prende gol o concede un tiro in porta. Mercoledì lo Scordia ha avuto due occasioni ed è quasi diventato un caso nazionale. Ma il calcio è questo: gli avversari provano a giocare e a vincere, nessuno viene a Messina a farsi una gita». Il tecnico allarga allora lo sguardo ad altre piazze importanti finite in Eccellenza: «Non c’è nulla di scontato. Ci sono state piazze come Livorno che hanno fatto due anni di investimenti per salire, il Taranto, la Spal. In tutti gli anni dell’Eccellenza non esistono squadre che hanno vinto il campionato vincendo tutte le partite, e non perché gli altri spendessero meno di noi. Serve equilibrio, perché il giudizio deriva dalle aspettative, e qui ogni due tiri subiti succede la catastrofe. Non è così». La conclusione riporta tutto all’unico traguardo che conta: «Il nostro obiettivo è arrivare un punto davanti alla seconda a fine campionato. Le vie alternative per la Serie D non sono per noi nemmeno ipotizzabili: la squadra che conta è quella che vince il campionato, perché vincerlo significa essere stati i migliori di tutti». Sulla Coppa, il tecnico tiene separati i piani: «Proveremo ad andare fino in fondo, perché vincerla resta scritto ed è un trofeo che darebbe una gioia in più alla città e alla proprietà. Ma non possiamo pensare di andare in Serie D attraverso la Coppa. Il resto è aria fritta».