Acireale-Messina, la sincope vasovagale

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Pubblicato il 13 Gennaio 2020 in Primo Piano

La sincope vasovagale è caratterizzata da una transitoria perdita di coscienza. L’innesco di tale stato è, solitamente, generato da fattori di tipo ortostatico o emozionali come: intenso dolore, spavento, forti emozioni o sensazione di fastidio persistente.

ALLA DERIVA – Il solito Messina, quello che tutti si aspettavano, capace – ancora una volta – di crollare alla prima difficoltà. Non un eccesso di critica, ma la consapevolezza che i giallorossi non siano mai riusciti a invertire la rotta in stagione. La statistica si aggiorna: 4 punti su 33 disponibili contro le squadre che precedono Crucitti e compagni in classifica. Sul campo contro Troina e Acireale (le prime con la statistica andata e ritorno) sono arrivati 0 punti, tendenza che non viene mutata e trova solo conferme. Al Tupparello il Messina dura fino a quando l’Acireale non entra in partita, beffarda la coincidenza del farlo a una manciata di secondi dalla fine. Ancora più curioso che il tris venga firmato proprio da Cannino, ma il dio del calcio sa quando metterci lo zampino. Karel Zeman dice di non saper spiegare il crollo dei suoi: una frase che sa di resa. Così, probabilmente, non sarà perché Zeman resta tecnico convinto delle proprie idee e di poter cambiare il destino dei giallorossi. La tendenza, però, boccia lui e la sua squadra: le partite continuano a durare 90′, vivere di sprazzi non serve a nulla se questi lampi non chiudono la sfida. Il Messina parte forte, va in vantaggio e potrebbe abbattere l’avversario. Non farlo è un difetto che cancella tutto, soprattutto quando la ripresa diventa un assolo granata. La sensazione – presente in chiunque – era quella che la rete di Savanarola avesse chiuso la partita. Chi lo nega si racconta una bugia, forse per amore o peggio per illusione.

L’AMARA REALTÀ – La classifica del Messina – per paradosso – non è poi così drammatica. Guardarla, però, è probabilmente l’errore più grande che si possa compiere. Ogni settimana sono sempre pochi i punti da recuperare, un ritornello che si ripete e stanca. Se in stagione il Messina non è mai stato, concretamente, in griglia playoff un motivo deve esserci. La lista delle colpe da gettare sul capo di Antonio Obbedio l’abbiamo fatto anche noi, ovvia conclusione ma restare a un livello superficiale sarebbe errato. Uno dei refrain dell’ex ds era quello di non alzare troppo l’asticella dell’obiettivo, parlando quasi sempre di playoff come massimo punto di arrivo. Tattica corretta: non illudere di poter vincere e raccogliere il giusto in caso di successo. La realtà – ancora una volta – racconta, invece, che il Messina – in maniera semplice e asciutta – non è mai stato all’altezza delle squadre che lo precedono. La rosa costruita da Obbedio era fallibile dal punto di vista tecnico – anche affidata a un allenatore non di prima fascia come Cazzarò -, pessima da quello della personalità dati i crolli immediati contro Troina, San Tommaso e Football Club Messina (punto finale del tentativo di impresa di Pasquale Rando), tra gli altri. Dalle macerie lasciate da Obbedio è nata una rosa non più forte, soprattutto non più matura o capace di reagire alle difficoltà. Nel dettaglio potremmo gettare la croce addosso ai singoli, sarebbe esercizio inutile perché – anche ad Acireale – quando i giallorossi vanno a fondo lo fanno tutti insieme.

A CASCATA – Fare l’analisi logica della sfida del Tupparello diventa superfluo, non tanto perché mancanza di spunti ma solo perché il momento del Messina va contestualizzato e non frazionato. La crisi – assolutamente prevista – societaria non può essere tralasciata e separata dal rendimento della squadra. Il clima in casa Messina non può essere dei migliori: l’addio di tutta la dirigenza ex Camaro non andrà mai sottovalutata, soprattutto perché sono stati Rando, D’Arrigo, Rao, Manzo e Fontana i punti di riferimento di allenatore e squadra. Tutto si cancella e va ricostruito, non un passaggio semplice, e che ha già visto The Sciottos fallire negli anni precedenti. La serenità è assente dalle parti del Despar Stadium, per questo diventa inutile mangiarsi le mani per il colpo di testa di Crucitti, il diagonale di Cristiani (unico spunto che sporca i taccuini di marca giallorossa nella ripresa) o per la cattiva valutazione di Avella della botta di De Felice. Chi crede – per illusione – che, in mezzo a questo caos non calmo, il Messina possa magicamente diventare squadra spietata, spettacolare e vincente rischia un madido risveglio.

*foto tratta dalla pagina Facebook ufficiale dell’Acr Messina

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