Acr Messina-Fc Messina, di che cosa parla veramente una partita

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Pubblicato il 4 Novembre 2019 in Primo Piano

Una differenza evidente. Umiliante per l’Acr Messina, esaltante per il Football Club Messina: la stracittadina del San Filippo chiarisce la distanza tecnica tra le due squadre, apre la profonda crisi in casa Acr e rilancia le ambizioni della società di Arena.

LA DIGA – Lo spartito che la squadra di Pasquale Rando (voto 5) prova a suonare per un tempo è quello previsto: densità centrale, compattezza e squadra cortissima per arginare le iniziative degli avversari. In avanti la consapevolezza è quella di essere inesistenti, la ricerca di calci piazzati dai 25 metri diventa l’unica arma con la successiva preghiera di un cross messo bene e un colpo di testa risolutore. Quarantacinque minuti possono bastare per comprendere la differenza tra le due formazioni: l’Acr Messina si regge su equilibri sottili, gli stessi che hanno portato un punticino da Licata e una vittoria immeritata con il Roccella. La pressione fa il resto, con il terrore di uscire sconfitti dalla sfida che potrebbe sancire la fine di qualsiasi alibi o concessione di ulteriore tempo. Il Football Club Messina fa la partita dal calcio di inizio, impone il suo gioco ma resta insabbiato in qualche leziosità di troppo. Nella ripresa la squadra di Massimo Costantino (voto 7.5) mostra il suo volto migliore, la diga si crepa e la valanga – sportiva e successivamente dirigenziale – è inarrestabile.

IL TERRORE – La vera sconfitta del Messina nasce sotto l’aspetto psicologico: caricare di pressione – come avevamo sottolineato in settimana – questa sfida non era il nutrimento giusto per un gruppo, palesemente, fragile e disinteressato alla causa giallorossa. Il distacco tra la squadra e l’ambizione è evidente, troppo debole e inadeguata la rosa costruita da Obbedio per ambire anche solo a prestazioni degne della sufficienza. Pasquale Rando ha fatto un piccolo miracolo nel trovare i punti utili per staccare l’Acr dal fondo della classifica; non comprenderlo sarebbe peccato di ingratitudine. Rando ci ha provato, si è illuso (come da lui dichiarato) ma questa rosa ha sempre vissuto nel terrore di non essere all’altezza, forse per una onesta auto-consapevolezza. Tecnicamente l’Acr Messina è insufficiente: impossibile impostare una trama di gioco con la pochezza dei fondamentali presente, Ott Vale si sdoppia in qualità e quantità ma predica nel deserto di compagni che giocano a nascondino e allargano le braccia per sottolineare l’errore dell’altro. Paolo Sciotto vuol rimodulare gli accordi: forse una forzatura visto che i contratti – nella teoria – andrebbero rispettati; una decisione logica e condivisibile viste le prestazioni lontane dalla dignità calcistica viste da Troina in poi, anzi, dalla Coppa Italia contro il Marina di Ragusa con una sconfitta accompagnata da risate e giustificazioni.

PUNTO DI PARTENZA – Dire che il campionato del Football Club Messina possa iniziare dopo la vittoria contro l’Acr sarebbe un edulcorare, in maniera melensa e accondiscendente, la stagione. Gli errori commessi e i punti lasciati sul campo restano, come resta il distacco atroce dal primo posto. Puntare al podio rimane lecito: sempre vivo l’assioma che differenzia un campionato di vertice che si conclude con un bel piazzamento con un rincorrere affannosamente per colpe proprie. La sfida del San Filippo mostra una squadra padrona delle proprie idee interpretate in maniera magistrale da calciatori dotati di ottima tecnica. Prestazione ripulita dalle sbavature delle uscite precedenti, trascinati da un Carbonaro da categoria superiore e da una conformazione tattica difficile da affrontare per chiunque. Il ritorno di Dambros supplisce in maniera credibile all’assenza di Melillo, la tecnica torna sovrana e il trio offensivo si muove su tutto il fronte diventando illeggibile per gli avversari. Costantino è felice per una vittoria secondo i crismi del calcio che ha in mente, cancellando così l’amarezza per quello 0-1 subito dal Palermo dopo una prestazione con il vestito di un altro. Nota di merito per Pini che dimostra di essere sul pezzo nonostante le poche presenze; e il Football Club che gioca per larghi tratti con 5-6 under dimostra che l’età conta poco se c’è qualità.

CONTINUITÀ – Parola chiave usata da capitan Giuffrida nel post gara: “Se non vinciamo col Castrovillari non abbiamo fatto niente”, sta tutto qui e non bisognerebbe aggiungere altro. Il Football Club non può diventare, magicamente, la squadra più forte del campionato solo per aver schiacciato un avversario debole e inconsistente come il Messina. I punti lasciati per strada sono lì ad aumentare il rammarico ma l’analisi deve essere più profonda: tanti degli errori commessi sono strutturali e non episodici, perché figli di caratteristiche precise della rosa. Costantino può lavorarci sopra, la stracittadina dimostra come un concentrazione maggiore sia utile alla causa. Il mercato potrà fare il resto, come darà una mano il calendario: nelle prime dieci giornate il Football Club Messina ha affrontato solo due squadre della parte bassa (Palmese e Corigliano) e otto delle prime 9 (manca il Troina). Evidente, quindi, che il calendario abbia inciso sulla classifica; adesso però servirà aggredire il campionato e mostrare la differenza con avversari – sulla carta – alla portata di una squadra che continua ad ambire alle posizioni più nobili del torneo.

ACR MESSINA

Avella 5,5: limita i danni più che può, subisce tre reti su cui non può fare moltissimo.

De Meio 4: non spinge mai, quando difende è impalpabile e dalla sua parte Carbonaro fa quello che vuole. (dal 28′ s.t. Bonasera sv)

Giordano 4: non trova mai le misure contro il movimento continuo degli attaccanti del Football Club.

Ungaro 4: inconcepibile i metri che lascia a Dambros in occasione del vantaggio, il brasiliano ha il tempo e lo spazio di prendere la mira aprendo la porte alla valanga. (dal 16′ s.t. Sampietro 4: impatto inesistente, la partita era chiusa ma dai calciatori di esperienza ci si aspetta di più)

Fragapane 4: Bevis è imprendibile per lui, le autostrade che lascia sono infinite. Quando spinge si limita al compitino. (dal 12′ s.t. Siclari 4: altra delusione senza appello. Il suo destro sparato in curva è il manifesto della sua esperienza in giallorosso)

Saverino 5: l’impegno è tanto, resta tra gli ultimi a mollare.

Ott Vale 5,5: indubbiamente il più in partita dei suoi. Gioca fino all’ultimo secondo, anche se infarcisce la prestazione di piccoli errori. La traversa gli nega una minuscola gioia.

Cristiani 4: mai in gara, soffre il dinamismo degli avversari e va spesso in confusione.

Crucitti 4: tanto, troppo, fumo e mai nulla di concreto.

Esposito 4: servito poco e male, non incide mai. Si fa bruciare da Carbonaro in occasione del tris.

Orlando 4,5: mezzo punto in più dei colleghi di reparto per la voglia maggiore mostrata, troppo poco. (dal 12′ s.t. Strumbo 4,5: prova a essere ordinato e serrare le fila per evitare la goleada ma soffre come gli altri.)

FC MESSINA

Aiello 6: ordinaria amministrazione più un buon intervento sulla punizione finale di Crucitti. Forse poco deciso sul piazzato di Ott Vale che muore sulla traversa.

Casella 6: preciso e puntuale, tiene bene la posizione e non soffre mai.

Marchetti D. 6: qualche errore di troppo in fase di palleggio, stravince il duello con Esposito. Nel finale sfiora anche il gol.

Fissore 6,5: sbaglia pochissimo e regala sostanza. Sempre puntuale in anticipo.

Brunetti 6,5: ottima prova del giovane laterale mancino. In fase difensiva è impeccabile, quando spinge è una spina nel fianco. (dal 41′ s.t. Quitadamo sv)

Bevis 6,5: lotta, corre, dribbla, mena e per Costantino è una piccola vittoria tattica. (dal 39′ s.t. Miele sv)

Giuffrida 6: prestazione senza strafare, amministra la mediana con esperienza.

Pini 6,5: nota lieta del pomeriggio di Costantino. Buona tecnica e scelte sempre giuste e mai forzate. Un classe 2001 che non risente dell’importanza del match.

Coria 6,5: nulla di speciale in apparenza, tanta sostanza nel dettaglio quando rincorre e pressa il primo possesso del Messina. (dal 35′ s.t. Aladje Gomes sv)

Dambros 7: prestazione che aumenta i rimpianti del Fc vista la lunga assenza forzata. Corre, crea, non dà mai punti di riferimento e appena trova spazio punisce gli avversari. (dall’11’ s.t. Carrozza 6: tanta energia per sfiorare in due occasioni il poker)

Carbonaro 8: gioca cento partite in una. Arma tattica quando oscilla tra sinistra e centro; disarmante nella facilità e continuità di corsa. La doppietta è un premio meritato, spietato nel primo e rapace nel secondo. (dal 43′ s.t. Marchetti A. sv)

*foto tratta dalla pagina Facebook ufficiale del Football Club Messina

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