Catanzaro-Messina, porte chiuse in faccia allo sport

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Pubblicato il 20 novembre 2015 in Primo Piano

Lo scorso anno era stata, a campi invertiti, la sfida che aveva fatto traballare ulteriormente i rapporti tra Prefettura, Comune e società. Quando si incontrano Messina e Catanzaro non è possibile parlare solo di calcio. Scontri tra tifosi, quelli della Coppa Italia 2013 che hanno messo sotto la lente di ingrandimento tutte le successive sfide tra le due compagini. In un momento di crisi per la sicurezza internazionale il Prefetto di Catanzaro, la dott. Luisa Latella, ha deciso di tagliare la testa al toro e chiudere l’accesso al “Nicola Ceravolo” a tutti i supporter interessati. Stranezze di Catanzaro-Messina, a rischio porte chiuse nella sfida del “San Filippo” lo scorso anno, aperta poi ai soli abbonati; ma possibile per i messinesi a Catanzaro nella gara di ritorno. Adesso si chiude tutto, in barba a tessere del tifoso e leggi dello Stato.

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ATTESA E INCERTEZZA – I primi dubbi sulla presenza dei tifosi messinesi a Catanzaro nascono al momento dell’ufficializzazione di data e orario della gara. Quel sabato sera non sembrava adatto ad ospitare il pubblico ospite per una sfida così a rischio per le forze d’ordine. La sensazione che si sarebbe arrivati ad un cambio di data era tangibile, un orario diurno che avrebbe reso più semplice la gestione dell’ordine pubblico. Più passavano i giorni e più restava l’impasse. Intanto si bloccava la vendita di tutti i tagliandi per la partita, non solo quelli ospiti, dando vita ad una ridda di voci e indiscrezioni. A Messina come a Catanzaro regnava l’incertezza, con nessuna delle due società che aveva ben chiaro come comportarsi e come agire per tutelare la propria tifoseria. Giovedì sera la decisione del Prefetto Latella, il funzionario originario di Reggio Calabria, decideva di chiudere il “Ceravolo” in tutti i suoi settori. Troppo alto il rischio sicurezza.

TESSERE E ABBONATI – Una scelta che scontenta tutti. Già dai primi attimi successivi alla decisione la società calabrese si adoperava per una modifica. L’apertura agli abbonati è l’obiettivo, così come accaduto nello scorso campionato in occasione della sfida contro la Vigor Lamezia. Mai nella storia del Catanzaro si è giocata una gara a porte chiuse per problemi di ordine pubblico, che debba essere quella contro una tifoseria presente lo scorso anno senza alcuno scontro è paradosso inaccettabile. A pagare il conto salato della burocrazia sono sempre i tifosi. Quegli abbonati che per amore e fedeltà sborsano a scatola chiuse somme importanti per supportare i propri colori, accettando anche leggi particolari come la “tessera del tifoso”. Controlli, tornelli e perquisizioni che alla luce degli attentati possono sembrare, oggi normali, ma che nella vita quotidiana ci sembrano sempre un eccesso di paura. Esistono stupidi da stadio e vanno anticipati e puniti, ma esiste tanto pubblico sano che perde passione ogni volta che accade qualcosa di simile. Lo scorso anno 200 messinesi arrivarono a Catanzaro senza problemi, assistettero allo scempio dicostanziano e tornarono a casa senza stropicciare un foglio di carta.

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#ILVEROCALCIOSIVIVEALLOSTADIO – Questo è l’hashtag che CornerMessina ha scelto di lanciare nelle settimane scorse, perché un evento come il gioco del calcio non si può vivere sul divano per pigrizia. Peccato capitale che viene aiutato a dismisura da decisioni che avviliscono la passione e allontanano i più giovani. Chiusura è una parola che mette i brividi, perché con essa viene tagliata fuori la speranza di un calcio e un mondo migliore. La risposta alla violenza non deve mai essere chiudere alla parte sana. Catanzaro-Messina è l’ennesimo esempio di paura delle responsabilità, si sceglie di chiudere a tutti per paura di pochi. Così vince la violenza, anche senza alzare un dito. I violenti vincono ogni volta che un settore rimane vuoto per ordine pubblico. Lo stadio deve tornare luogo di aggregazione, già Messina-Catania senza tifosi etnei è stata una sconfitta. Per quanto rischiosa la presenza dei catanesi, doveva essere approntato un servizio d’ordine tale da rendere fruibile anche a loro il “San Filippo”, perché #ilverocalciosiviveallostadio e non è solo uno slogan ma una speranza per il futuro, non solo sport ma vita.

 

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