Fc Messina, una somma di piccole cose

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Pubblicato il 2 Ottobre 2019 in Primo Piano

Un punto in tre partite, intramezzate dalla buona prova in Coppa Italia, una brillantezza in calo e una classifica che cozza con gli obiettivi presidenziali. Il Football Club Messina affronta la sua prima crisi stagionale, passaggio obbligato nel processo di crescita di ogni squadra nuova di zecca.

IL MANICO – La ricerca di una identità di squadra nasce dai primi giorni di ritiro. Mister Costantino lavora sui concetti sin dalla Sila e il campo, va dato atto, ha risposto positivamente alle idee proposte. La costruzione della squadra ha regalato al tecnico calabrese una rosa duttile ma ricca, nella percezione del momento, di calciatori poco pronti alla durezza del girone più meridionale della Serie D. Agli aspetti tecnico-tattici va, infatti, aggiunto quello psicologico: dal punto di vista della cattiveria agonistica, questo Football Club sembra ancora carente e troppo attratto dal cedere il passo al primo dosso che si pone di fronte. Contro il Corigliano la spina è stata staccato presto, a Biancavilla è bastato un soffio di vento contrario. Oltre alla testa contano i piedi: aspetto, questo, di cui i calciatori di Costantino sembrano ben dotati ma un pizzico schiavi della ricerca della giocata. Più cattiveria e meno leziosità come medicina, il momento non concede passi falsi e Nola diventa già spartiacque. La gara col Palermo, infatti, resta una parentesi da giudicare con le molle: il 4-4-2 non era una novità, modulo già visto (e forse provato) per un’ora a Biancavilla, diverso probabilmente l’atteggiamento generale dovuto, anche, a un avversario da rispettare. La sconfitta, alla fine, resta episodica vista anche la traversa che toglie a Carrozza la gioia della rete e un pari onesto visto l’equilibrio generale. Ora tocca al manico, tocca a Costantino far quadrato e comprendere punti di forza e carenze di una squadra dalle ambizioni schiaccianti, ma dalla classifica carente.

IL FATTORE GOMES – L’evoluzione del 4-3-3 è stata abbastanza chiara, l’abbassamento sulla linea dei centrocampisti di Correnti ha rivelato la necessità di un calciatore dal cambio di passo e dalla duttilità tattica. Il fattore under resta zavorra (e basta parlare fuori dai microfoni con calciatori e dirigenti di qualsiasi squadra) da gestire, non tanto per il valore dei giovani ma per la chiara carenza di esperienza e personalità che quattro ragazzi possono mettere in campo. Il Football Club ha trovato la quadra con una divisione equa tra i reparti, netta però la differenza di rendimento con il portiere Aiello a far storcere il naso rispetto ai colleghi. Nessuna croce sul giovane, chiaro però che quello col Palermo non sia il primo passaggio a vuoto. L’arrivo di Aladje Gomes ha influenzato lo sviluppo del Fc, con il portoghese che attrae per la capacità realizzativa ma che insiste nel deludere sotto il profilo della partecipazione al gioco. Fin quando il Football Club possa convivere con le pause di Gomes resta la domanda più interessante: Costantino non ha alternative sul piano fisico al portoghese, dal punto di vista tattico invece Carbonaro e Dambros (quando tornerà) rappresentano due frecce capaci di variare l’aspetto offensivo, nel tentativo di rendere meno banale il gioco dei giallorossi. Difficile, forse, accettare che il maggior realizzatore sia allo stesso tempo il primo dei problemi; basta però dare un’occhiata alle gare del Fc per avvertire il peso specifico di Aladje Gomes, sia in positivo che in negativo.

LA SVOLTA – Se la gara col Palermo, ripetiamo, può essere archiviata come una parentesi, per analizzare il Football Club occorre pesare le prestazioni viste nelle precedenti uscite. 4-3-3 o 4-4-2 poco cambia, i numeri sono tali e non incidono sulla tattica di gioco che resta verticale e vogliosa di svilupparsi sulle corsie esterne. I difetti di personalità passano, anche, da una formazione base con tanti giovani all’esordio con i grandi e provenienti da buoni anni ma coi pari età. Gli over hanno il compito di trascinare, nonostante non siano tutti ancora calati nella dimensione del girone. Detto di Aladje Gomes, ci si attende di più, sia come prestazioni che come personalità, da calciatori come Domenico Marchetti e Fissore: i due centrali rischiano di trasformarsi in punti deboli; troppo fallosi e nervosi, sintomi di contagio che si trasmettono a un reparto già vittima (colpevole) di ben quattro rigori contro. Scendere nei singoli resta antipatico, necessario quando si prova ad analizzare una squadra momentaneamente carente nei risultati: Bevis è diventato presto arma da gara in corso, scalpita invece Melillo che potrebbe dare la tecnica necessaria a una mediana rimasta troppo ancorata all’aspetto quantitativo e difettoso in quello della qualità. Costantino ricerca giocate mnemoniche, spesso avvilite da una certa lentezza di esecuzione. L’argentino potrebbe essere l’uomo giusto, con buona pace di qualche senatore che dovrà accomodarsi visti gli incastri under da rispettare. La svolta avrà facce svariate: quella tattica nella ricerca di soluzioni alternative, quella dell’impegno legata a una maggiore applicazione dei singoli e quella mentale che sarà figlia del lavoro intrecciato di allenatore e gruppo. Infine c’è la società: passare dai pronostici esagerati al silenzio non aiuta, soprattutto in un contesto che rigetta e che sembra non veder l’ora di poter rinfacciare. Il calcio contemporaneo, infatti, è più legato alla possibilità di poter sfottere l’altro che gioire delle proprie vittorie (malattia tutta italiana e di tutta Italia). Rocco Arena ha giocato col boomerang delle dichiarazioni, qualche riflettore in meno non guasterà.

*foto tratta dalla pagina Facebook ufficiale del Football Club Messina

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