Lecce-Messina, la verità fa male

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Pubblicato il 6 dicembre 2015 in Tattica

In una giornata in cui si riescono a segnare dieci reti in una sola partita, parlare della sterilità offensiva del Messina sa ancora più di beffa. Chiaro che essere nei panni di chi deve commentare Juve Stabia-Ischia non ci muova sentimenti di invidia. Chiusa la parentesi, pensiamo al match del “Via del Mare” tra Lecce e Messina. La verità non è quella che scriveremo noi o che rincorrono i tifosi da social network. A fotografare la realtà ci pensa direttamente mister Arturo Di Napoli. Lui di mezzi termini, da agosto ad oggi, non ne ha mai usati. Mentre a Messina si litigava se la sconfitta fosse meritata o episodica, il tecnico biancoscudato chiudeva il discorso: “Non siamo mai stati pericolosi”. Ecco il punto centrale: il Messina non sbaglia, proprio non crea. Lecce ci lascia in eredità un arbitraggio discutibile ma, non essendo noi beceri qualunquisti, andare oltre ci corre d’obbligo. Da Foggia a Lecce il Messina è crollato nella produzione offensiva, lasciando spazio più a soluzioni individuali che ad idee costruite. Tocca a Di Napoli, gli onori quando si è vinto sono stati tanti. Adesso la risoluzione dell’impasse deve essere sua. Analizziamo la gara di Lecce, con un pizzico di moviola, e critica generale.

ECCESSO – Andiamo subito al momento che ha cambiato la partita. Successivamente metteremo sotto la lente l’intervento su Parisi. Intanto analizziamo tutto lo svolgimento dell’azione. Barraco batte l’angolo, il pallone finisce a Parisi che esplode un siluro che Perucchini respingerà. Il Messina porta avanti tutta la squadra, ad eccezione di De Vito che sarà l’uomo che rincorrerà il trio leccese. Giusta scelta quella del Messina, portare avanti tanti uomini e costringere l’avversario ad abbassarsi in massa. 10vs9 sono i giocatori di movimento impegnati. Fin qui non c’è nessun errore della squadra di mister Di Napoli. In azzurro abbiamo segnato quanto alta sia la pressione del Messina. L’errore arriva dopo. Perucchini respinge e Parisi è il primo ad avventarsi. In quel momento arriva l’errore. Sul primo tiro è giusto rimanere alti e in pressione, dopo la respinta si scappa. Anche se il possesso rimane, la logica invita a scappare all’indietro. Parisi porterà troppo palla, il fallo c’è ma conta poco. La squadra si muove male, non ragiona col giusto senso del pericolo e il contropiede sarà letale.

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POSSESSO BASSO – Cambiamo lato del campo. Il Messina è sotto e cerca di reagire. Nel frame la partenza dell’azione che porterà all’espulsione di De Feudis (giusta). La prendiamo come esempio di qualcosa di visto e rivisto. Il Messina vuole costruire dal basso. Berardi difficilmente cerca la palla lunga (soprattutto da quando Tavares è fuori), ripartendo da uno dei due centrali. La scelta è filosofica, mister Di Napoli vuole giocare il pallone ragionato almeno in fase primordiale. La giocata sul centravanti deve essere successiva, e quasi mai con palla alta. Il problema è geografico, permetteteci il termine. In rosso c’è la porzione di campo in cui questo possesso inizia, in azzurro c’è Fornito ovvero il regista una volta espulso Baccolo. Notiamo subito che il Messina è troppo lungo, tanto che non si vedovo maglie bianche all’orizzonte, e che il gioco inizia lontanissimo dalla zona di pericolo per gli avversari. Giocare il pallone è un pregio, ma per farlo con costrutto bisogna rimanere cortissimi e salire di insieme. Il Messina costruisce male, le punte non possono essere servite col gioco. Infatti, Fornito una volta ricevuta la palla partirà in azione personale. Stroncato da De Feudis nel caso. Spesso succede questo, è sopratutto Giorgione a fare gli strappi per cucire i reparti. Personalmente individuiamo in questo uno dei problemi offensivi del Messina. Altro che Cocuzza o Barraco, non sono i nomi degli attaccanti il problema. Quello che manca è una manovra di insieme armonica e veloce. Si esce lenti, lunghi e si costringono i centrocampisti a giocate sfiancanti.

Schermata 2015-12-06 alle 16.02.15

MOVIOLA – Passiamo alle polemiche, che poi sono il sale di questo sport. Il primo giallo rimediato da Baccolo per cominciare questa analisi sull’operato arbitrale. Ingraniamo, isoliamo ed evidenziamo il momento in cui Baccolo va a contatto con Papini e per, un pessimo, Di Martino commette ostruzione da giallo. Il pallone non è in possesso del giocatore del Lecce, che infatti cerca di coprirlo per controllarlo. Sicuramente il capitano salentino è in vantaggio, Baccolo legge bene i tempi e vuole stoppare la ripartenza. Arriva a chiudere, fallo tattico che ci può stare ma l’evidenza ostruzionistica non c’è. Di Martino eccede nell’interpretazione, affibbiando un’ammonizione risibile al centrocampista messinese.

primo giallo

Passiamo al vero grande episodio da moviola del match. Abbiamo analizzato gli errori del Messina, ora passiamo a quelli del signori Di Martino. Come per il giallo a Baccolo abbiamo evidenziato, ingrandito e cerchiato il frame. Nel momento in cui blocchiamo l’immagine Parisi è già sbilanciato. Il contatto con Salvi è chiaro, come palese è che il giocatore del Lecce non intervenga mai sul pallone ma solo sull’uomo. L’esperienza di Parisi viene umiliata dal signor Di Martino, che non fischia un fallo evidente, sicuramente cercato ma netto. Nessuna scusa o alibi per il Messina, abbiamo analizzato le precarietà della squadra di mister Di Napoli. Allo stesso modo non facciamo sconti alla classe arbitrale.

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* foto evidenza ©PeppeSaya

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