Messina, differenti qualità

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Pubblicato il 31 Agosto 2020 in Primo Piano

Quattro settimane. Arriva l’ufficialità sulla partenza del prossimo campionato di Serie D: 27 settembre, la domenica in cui il calcio tornerà vero anche per l’Acr Messina. Meno di un mese di preparazione che, nel frattempo, prosegue nel ritiro di Polla.

STOP OBBLIGATO – “Alterazione della temperatura”, questa la formula che lancia l’allarme in casa giallorossa. Un tesserato con qualche linea di febbre blocca gli allenamenti: tutti in auto isolamento in attesa dell’esito del tampone. Rx torace e sierologico negativi, però, confortano il gruppo. Protocolli a cui abituarsi, in un momento di pandemia mondiale occorre abituarsi a questi passaggi obbligati. Agli ordini di mister Novelli, però, prende forma il gruppo che dovrà provare a cancellare i tre fallimenti sportivi di Pietro Sciotto e figlio. La nuova linea societaria – a trazione salernitana – ha spento gli eccessi verbali legati agli obiettivi (grande tallone d’Achille del concessionario tirrenico), calato la squadra in una bolla di silenzio e lavoro nella ricerca di creazione di un gruppo sano e compatto. Non parla la proprietà – neanche nel 30% campano -, con la delega a metterci la faccia finita sul dg Gianni. Il suo spessore ed esperienza bastano e avanzano in un momento dove il pallone non rotola, nel frattempo il mercato viaggia sotto traccia. Rosa che inizia a sbocciare – nei voleri del convitato di pietra Fabiani -, anche se il lavoro è tutto fuorché finito.

EREDITÀ PESANTE – Reparto per reparto, è già possibile analizzare cosa costruito in queste settimane in casa Messina. La scorsa stagione non ha lasciato ricordi dolci: la gestione Obbedio-Cazzarò è stata pessima, coraggiosa quella Rando e supponente il periodo sotto il comando di Karel Zeman. Sul campo, però, qualche singolo aveva strappato il giudizio benevolo di una piazza, comunque, esigente. Il post Michele Avella – portiere dal grande rendimento e under – resta l’eredità più pesante per questo Messina: al suo posto la nuova direzione tecnica sembra puntare su tre profili – in attesa di chiarire una gerarchia – dall’esperienza meno brillante rispetto al predecessore. La Cagnina e Mariani hanno, fin qui, recitato da comprimari, con una carriera fatta di settori giovanili e panchine. Discorso diverso per Alessandro Lai che con il Latte Dolce Sassari ha ben impressionato, anche se la pressione del numero 1 in giallorosso è tutta un’altra storia. Davanti al portiere sta nascendo una linea ben definita: l’addio più ingombrante resta quello di Francesco Bruno – per rendimento e personalità dentro e fuori dal campo -, con la società che sembrava aver supplito con l’esperienza di Manzo. La rottura con l’ex Vibonese – finito poi al Savoia – ha portato all’arrivo di Boskovic. “Da una crisi nasce un’opportunità” diceva Albert Einstein, e il Messina è stato bravo a trovare immediatamente una soluzione – concreta – al problema legato al mancato arrivo di Manzo. L’ex Matelica farà coppia – anche se un terzo over in mezzo arriverà – con Paolo Lomasto: duo ideale per la differenza fisica e di caratteristiche tecniche. Nel calcio che ha in mente Novelli – smaccatamente zemaniano – occorre una coppia capace di alzarsi con coraggio e di non tremare per il tanto campo alle spalle. Teoricamente, quindi, i profili sembrano quelli giusti. Sulle corsie la scorsa stagione non ha lasciato rimpianti, ma il mercato – al momento – non ha regalato firme diverse da calciatori under. Chiaro, quindi, che si punti su portiere e terzini per occupare tre delle quattro caselle obbligate. Il nome più interessante resta quello di Giofrè: classe 2001 con esperienza nella Turris. Il resto del comparto terzini cerca un rilancio in giallorosso, difficile giudicare ragazzi così giovani. Per loro, come sempre, occorrerà pazienza e nessuna pressione.

TOP PLAYER – Ci concediamo l’eccesso sia linguistico che nel giudizio, ma solo per sottolineare la differenza che corre tra i diversi nuovi volti in casa Messina. L’entusiasmo estivo, infatti, fa spesso nascere un giudizio parziale o – peggio – omologato del gruppo. Per questo motivo, allora, resta vivo il bisogno di inquadrare i nuovi arrivi sia come singoli che nel contesto di squadra. Domenico Aliperta e Raffaele Vacca – per esempio – sono calciatori dallo spessore tecnico e tattico indiscutibili. Il primo è – nel giudizio di chi scrive – il miglior colpo del mercato giallorosso. Centrocampista che abbina fisicità a qualità, con una spiccata lettura del gioco e una buonissima confidenza con reti e assist. Per la categoria – è innegabile – rappresenta un livello altissimo e, certamente, da lui passerà il gioco della squadra di Novelli. Discorso simile – se non identico – per Vacca: interpretazione moderna e verticale del ruolo per un calciatore che regala sostanza alla mediana ma, soprattutto, diventa arma esclusiva in zona gol. Intermedio di centrocampo che legge lo spazio e sa attaccarlo, più delle parole per lui parlano i numeri e le immagini delle sue reti in carriera. Centrocampo che ha salutato – senza alcun velo di tristezza – Sampietro e che cerca di capire il ruolo di Cristiani. Il calciatore è indiscutibile, tanto che aggiunto agli altri due formerebbe una linea da categoria superiore. Da comprendere, però, le motivazioni di un giocatore che – in più occasioni – ha chiesto lo svincolo. Se è rimasto, però, c’è da pensare che sia ancora parte integrante del gruppo. Anche se l’arrivo – anzi, il ritorno – di Giovanni Lavrendi intasa la lista over della mediana.

UNDER – Da sempre questione sottovalutata, spesso composizione illogica di un reparto che andrebbe – invece – trattato come una questione primaria. Come dicevamo in precedenza, infatti, c’è da capire dove verrà piazzato il quarto under: la strategia sui giovani – quando lo si fa ragionando – dovrebbe basarsi su coppie della stessa età e nello stesso ruolo. Non sempre possibile, ovviamente, ma almeno restare nello stesso reparto favorirebbe il lavoro del tecnico. Il Messina al momento, però, conta quattro under del 1999: due sono centrali difensivi – Bellopede e Mancuso – e quindi sostituti visti gli over arrivati, poi l’esterno offensivo Mpanda e il mediano Villa. Forse troppi, dato che tra portieri e terzini (Izzo è l’unico) non è definitivamente coperta la casella del 2002. L’altro 2002, poi, è Clemente Crisci che opera nel reparto offensivo. Chiaro, allora, che tutto il lavoro andrà a concentrarsi sull’allineare la rosa per dare una copertura logica e omogenea ai ruoli under. Dalla strategia scelta, poi, diventerà chiaro anche il destino degli over. Se si punterà sugli under nella linea mediana diventerà complicata la convivenza di over pesantissimi come Aliperta, Vacca, Cristiani e Lavrendi per sole due maglie. Discorso quasi replicabile in avanti: Arcidiacono e Addessi – nel caso si puntasse su un giovane come terzo del reparto – dovrebbero alternarsi nel ruolo di esterno d’attacco. Non facilissima, quindi, la gestione di così tanti “titolari” da far convivere con le regole under.

CON LE MOLLE – Chiacchierando di attacco iniziano i giusti distinguo. Detto del peso di Aliperta e Vacca, una qualità da differenziare rispetto al reparto offensivo. Pietro Arcidiacono è calciatore ben conosciuto a queste latitudini: i suoi 32 anni non lo aiutano nella ricerca di continuità fisica, ma la qualità di gioco e la capacità realizzativa restano evidenti. Se l’esterno catanese rientra tra i giocatori noti, diverso il percorso di avvicinamento a Simone Addessi. Classe 1995 e tempo di consacrazione. L’ex Cavese ha militato tra i Pro senza grossa continuità realizzativa: lo dicono i numeri tra Fondi e Cavase dove i gol restano 5. In D – cosa di non poco conto – le reti sono state 10 in 25 presenze con la Turris. Il contesto, però, non va mai dimenticato: i campani giocavano un calcio spettacolare e offensivo, quasi una macchina perfetta dove Addessi riuscì a inserirsi in corsa trovando tantissima sostanza mista alla sua innata classe. Al momento, però, l’esperienza di Torre del Greco resta l’oasi di speranza in un cammino dove a mancare sono stati proprio i gol. Chiusura su Ciro Foggia, l’altro calciatore in cerca di autore in casa Messina: per il centravanti campano è ora del riscatto dopo l’anno da polveri bagnate di Casarano. L’anno precedente a Cerignola era arrivata la doppia cifra, una riscossa dopo anni bui tra i professionisti. Bomber senza sosta nel 2015/16 con le 21 reti di Gragnano. Il salto in C dove convince a Melfi (12 reti) ma non si conferma tra Teramo e Sicula Leonzio. Tornato in D – come detto – arrivano i chiaroscuri tra Cerignola e Casarano. Attaccante dalla struttura fisica classica ma dalle capacità tattiche varie: prima punta, ma non statica e volenterosa nel movimento a favore dei compagni. Come per Addessi – quindi – non è in discussione il profilo potenziale, ma evitare l’allineamento di giudizio tra i nuovi arrivati è passaggio fondamentale per comprendere il reale peso della rosa. Reparto per reparto.

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