Messina, il colore dei soldi

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Pubblicato il 14 Maggio 2019 in Primo Piano

Epilogo volgare e gretto: non definibile in altro modo quando si tirano fuori cifre e verità soggettive. Il Messina rimane proprietà della famiglia Sciotto, lecito finale ma amara realtà per una città sempre più distante dai concessionari tirrenici.

IL VOLGARE DANARO – La trattativa tra Sciotto e Arena finisce con i numeri sbattuti tramite comunicati stampa, inglorioso finale che smaschera il tentativo dei concessionari di sopravvalutare il loro Messina. Richiesta fuori mercato quella degli Sciotto: titolo sportivo e passività per una cifra che rischia di superare il mezzo milione di euro; Arena si ferma a poco più della metà per il totale. Impossibile trovare un accordo, con buona pace di chi non ha compreso che la differenza non resta in poche decine di migliaia di euro ma in centinaia. Di soldi sbattuti in faccia, ritornello greve di qualche sapientone, non è tempo anche perché nessuno fa impresa pagando in maniera eccessiva un bene che ha un valore oggettivo e non soggettivo. Facile parlare coi soldi degli altri, stupido pesare un progetto dal mancato investimento iniziale. La logica, infatti, dice che l’operazione Acr Messina per Rocco Arena sarebbe stata economicamente ampia. Il primo investimento per l’acquisizione, il secondo per la partecipazione al bando che avrebbe comportato un forte esborso data la natura stessa del progetto, esempi simili a Bergamo e Udine dove si sono spesi svariati milioni solo per l’asta pubblica. Troppo difficile per questa città intraprendere analisi lineari e logiche: regno del pettegolezzo e della soffiata dell’amico, con i social network e i soliti noti tornati prepotentemente in azione con fake, professionisti prezzolati in cerca di un posto al sole e gruppi chiusi ma pieni di cazzate. La trattativa Sciotto-Arena finisce come tutti immaginavano, un nulla di fatto logico vista la voglia matta dei concessionari di tenere in mano loro il giocattolo Acr Messina o di uscirne in pari dopo due anni di investimenti casuali e senza nessuna competenza calcistica, oltre che logica.

L’ESPERIMENTO – Tra una Pec e l’altra, però, per Paolo Sciotto scoppia la grana calciatori. Stagione conclusa con l’appendice della Coppa Italia da giocare, tempo quindi per i calciatori di abbandonare la maschera degli aziendalisti e mettere in piazza gli arretrati tanto attesi. La proposta della proprietà è uno spettacolo: metà subito e tutti contenti. Rifiuto netto da parte dei calciatori, decisione giustificata, che però non cancella la proposta. L’esperimento allora prende forma: provate voi ad andare in una delle concessionarie degli Sciotto, scegliere l’autovettura a voi più gradita e poi chiedere di pagarla metà del suo valore. Sicuramente diranno di sì, non potrebbero fare diversamente, oppure no?

L’ORIZZONTE DEGLI EVENTI – I calciatori comunicano che pretendono quanto dovuto ma che, professionalmente, saranno a Latina per affrontare il forte Matelica. Sfida comunque aperta anche se i marchigiani restano ampiamente favoriti. Nel frattempo continua il tentativo da parte del sottobosco social di creare alternative e minare credibilità. Il tempo della cazzata creativa è cominciato da tempo, portato avanti con i soliti mezzucci e fantasie. Archiviato Rocco Arena, insieme a ds e allenatore già contattati, la società Acr rimane nel suo limbo: la famiglia Sciotto ha messo in vendita il Messina mesi fa, respinta l’offerta dell’imprenditore milanese (lecita decisione sia chiaro, perché noi non parliamo dei soldi degli altri) adesso si dovrà comprendere se arriverà un rilancio della proprietà o proseguiranno le operazioni di cessione. All’orizzonte il nulla se non cordate e gruppi non meglio identificati ma, al massimo, approssimativamente geolocalizzati. Usanze messinesi, perché la faccia non la mette nessuno soprattutto se una faccia non c’è, a parte quella di qualche megafono sfiatato o di patetici dopolavoristi e del loro codazzo di imbecilli ossessionati dalla ricerca di un posto in un mondo che li ha tenuti ai margini vista la loro insipienza.

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