Messina, il signor Puntila e il servo Matti

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Pubblicato il 6 Maggio 2019 in Primo Piano

Bertolt Brecht, fine e riflessivo drammaturgo tedesco, ci regala la sua visione del dissidio capitalistico grazie alla bipolare figura del Signor Puntila. Personaggio dai risvolti incoerenti, dichiaratamente ispirato al Chaplin di “Le luci della città”, e nato dalla rivisitazione dei racconti della scrittrice Hella Wuolijoki.

“Fratello, ora dobbiamo parlare di denaro” – disse il signor Puntila al suo autista Matti.
“Si capisce”, rispose.
“Ma è volgare parlare di denaro!”, ancora Puntila.
“Allora non parliamone”, ribatté Matti.
“Ti sbagli. Perché non dovremmo essere volgari, siamo uomini liberi” – insistette Puntila – “da uomini liberi vogliamo essere volgari. Dobbiamo procurare una dote alla mia figliola, è il momento di essere freddi e calcolatori, abbiamo due possibilità: o vendere un bosco o vendere me stesso. Cosa mi consigli?”
“Io non mi venderei, se potessi venderei un bosco”, rispose Matti.
“Cosa! Vendere un bosco? Che delusione. Ma lo sai cosa significa un bosco? Per te sono solo cinquantamila quintali di legna? Oppure è una verde delizia? Vuoi vendere una delizia?”, attaccò Puntila.
“Allora vendiamo l’altra cosa”, disse Matti.
Puntila sobbalzò: “Tu quoque, Bruto? Tu puoi dunque volere che io mi venda?”

GRAZIE DI NIENTE – Due campionati di sole delusioni. La famiglia Sciotto ha fallito, dal punto di vista sportivo non può esistere altro termine per definire due stagioni che hanno avvilito il tifo giallorosso. Le poche emozioni restano legate alle belle giocate della gestione Modica e alla semifinale col Giulianova, canto del cigno per Oberdan Biagioni. Il resto è un susseguirsi di ignobili risultati e insultanti sconfitte gestionali. Pietro Sciotto e la sua passionalità non hanno mai trovato conforto tra le braccia del tifo, ovviamente spinto dall’unico desiderio di abbandonare una categoria così poco coinvolgente. Da padre in figlio nessuna modifica, anzi il sopraggiungere di una spocchia gratuita e immotivata dato che il giovane Paolo non ha mostrato i mezzi per definirsi capace di gestire al meglio una società calcistica di quarta serie. Questo Messina, il loro Messina, verrà ricordato per classifiche anonime e vertenze perse per pochi spiccioli. Fair-play finanziario e brand fanno scattare ancora grasse risate, parole in libertà e sparate con tronfia mancanza di conoscenza della materia calcio. Il fallimento sportivo degli Sciotto è innegabile, tanto da aver stancato oltre ogni lecita pazienza. Non un mero problema di risultati: della gestione Sciotto, a Messina, non piace praticamente nulla. Confusione totale dal punto di vista tecnico, porte girevoli per allenatori e giocatori, trasferte trasformate in gite fuori porta, alloggi di fortuna e spese limitate al minimo indispensabile. Addii sempre accompagnati da accuse mirate e sempre volte a giustificarsi. Gli Sciotto non sbagliano mai, anzi vivono in un paradosso: sbaglia solo la gente che hanno scelto loro, quindi sbagliano loro che però dicono di non sbagliare mai. Una problema senza soluzione, anzi con un’unica soluzione: basta e grazie di niente.

IL FASTIDIOSO FUTURO PROSSIMO – La partita contro il Rotonda, nel minuscolo centro di Castelluccio Inferiore, è l’ultima pagina di un campionato che puzza di beffa visti i soli 6 punti di distacco dalla zona playoff. Un’amara realtà, un Messina che con un minimo di volontà e organizzazione avrebbe agganciato la zona speranza, che mista alla finale di Coppa Italia avrebbe dato i gradi di favorita per un eventuale ripescaggio. Proprio la gara di Latina diventa, oggi, un fastidio: un trofeo non si butta mai via, anche se il Matelica sembra squadra più vera e favorita; quello che non appassiona è il dover proseguire il tifo per una squadra che il tifoso medio non vede l’ora di cancellare. Stesso discorso potrebbe valere per il gruppo: le parole non dette fanno più rumore, e le facce e l’amarezza dei calciatori restano palesi. L’addio di Biagioni, nei modi e nelle frasi, ha chiarito che al Messina non si sta bene. A Latina sarà servito il giro della staffa, poi rompete le righe nella speranza di non doversi vedere in un tribunale per l’ennesima vertenza. La finale verrà giocata col massimo impegno, nonostante assenze di rilievo e un avversario chiaramente più forte. Al gruppo qualcosa andrà rimproverato, perché tanti punti sono stati lasciati per strada per un calo psicologico non sempre giustificabile. L’aspetto tecnico, però, non può essere scollato da quello societario: è difficile brillare sempre in un contesto avvilente, è difficile essere sempre più forte di tutto; soprattutto quando chi ti dona poco vuole apparire all’esterno come perfetto, pronto a incolparti di ogni minimo errore.

IL DOMANI – La provocazione vola sui social e anche nelle parole dei diretti interessati. Rocco Arena è, fin qui, l’unico ad aver palesato interesse per il calcio messinese. Il suo primo interlocutore è stato l’Acr Messina, messo sul mercato dagli stessi Sciotto. Il diniego degli imprenditori tirrenici, però, ha congelato i rapporti che hanno trovato nel sindaco De Luca un tiepido garante. Trattativa viva, anzi vivissima con incontri all’orizzonte, figli anche della solita apertura a mezza bocca affidata a uno scarno comunicato. La provocazione Città di Messina resta viva, non altro perché non si entra in Paradiso a dispetto dei santi, per questo se Arena resterà interessato al calcio messinese (specifica importante) non sarà difficile trovare un secondo interlocutore in un CdM che, però, dovrà prima garantirsi la categoria. Provocazione oppure no lo dirà il futuro, la sensazione rimane quella che se Arena entrerà nel calcio giallorosso lo farà dalla porta Acr ma che non resterà con le mani in mano se i primi “no” verranno confermati.

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