Messina, la farsa infinita

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Pubblicato il 9 Febbraio 2019 in Primo Piano

Dal comunicato di disimpegno, in contemporanea al fischio di inizio di Acireale-Messina, al passo indietro sul passo indietro di quasi sette giorni dopo.

INCONTRI – Pietro Sciotto non cambia il suo carattere mutevole e cancella quanto scritto domenica scorsa: nessun commissario straordinario, non più una figura terza a gestire l’ordinaria amministrazione e gli eventuali nuovi compratori. La settimana è trascorsa veloce, chiusa da una due giorni particolare: venerdì sera a Palazzo Zanca il sindaco De Luca, gli assessori Scattareggia e Musolino e i consiglieri Caruso, La Fauci e Rizzo incontrano la tifoseria. Un confronto in cui comprendere il polso della piazza, fare qualche promessa e prepararsi al meglio al sabato mattina di fronte alla famiglia Sciotto.

IL CDA – Non sorprende più il presidente giallorosso: la solita cantilena frignante sulla presunta irriconoscenza e gli esborsi economici. Un disco rotto di parole vuote, come se a qualcuno possa davvero interessare quanti soldi spenda una proprietà non accompagnata dai risultati. Dopo quasi due anni Pietro Sciotto non ha ancora compreso come funziona il calcio, non ha compreso quanto possa davvero importare pochissimo a una tifoseria quale sia lo sforzo economico se non seguito dai successi sul campo. Non una fredda presa di posizione, solo la normale reazione di qualsiasi tifoseria: l’aspetto emotivo che Sciotto ama mettere in piazza quando si trova spalle al muro non ha mai scalfito Messina, una mancata empatia che l’imprenditore tirrenico non ha mai digerito e/o compreso. Credere di poter sbandierare quanto speso (perché nel calcio si spende caro Sciotto, in tutte le categorie, e per guadagnarci devi essere molto capace) non serve a nulla, soprattutto se lo si fa per nascondere una miriade di errori sportivi che stanno infamando il nome di Messina nel calcio. Proprio la questione economica resta al centro di tutto: Sciotto non vuol lasciare senza chiudere, almeno, in pari. Dall’incontro di Palazzo Zanca con giunta e consiglio non viene fuori assolutamente nulla, se non la fine dell’idea di un commissario e la nascita di un cda senza Pietro Sciotto ma con il figlio Paolo: uno degli artefici maggiori, con i suoi puntuali consigli, di quanto fatto vedere fin qui.

LA POLITICA – Il sindaco De Luca non sarà competente di calcio (come da lui dichiarato) ma si vanta di essere amministratore di rango. Il suo ruolo non è, fortunatamente, sportivo ma totalmente burocratico-amministrativo. Impossibile al momento per le istituzioni portare via a un privato la propria proprietà, diverso invece lavorare perché la stessa non trovi agio nel proseguire a dispetto di tutti. Il bando sulla concessione a 99 anni del Franco Scoglio e 30 per il Celeste deve ancora essere redatto, saperlo scrivere in modo da ricostruire il calcio messinese sarà compito di questa amministrazione tutta, consiglio comunale compreso. De Luca vuol essere il sindaco che risana e rilancia Messina, anche dall’intreccio tra calcio e imprenditoria passa il restauro della città e del calcio cittadino; un po’ come avvenuto in tante piazze italiane, perché ogni tanto sarebbe il caso di andare a vedere quanto bene si è fatto altrove senza credersi sempre i più furbi.

FUTURO – Di uno Sciotto che rimangia le sue stesse parole non si è sorpreso praticamente nessuno, adesso l’unica cosa che interessa è capire come verrà gestita la stagione. Stipendi da pagare, trasferte lunghe (la lontanissima Giulianova in Coppa Italia) e accordi da rispettare; in questo caos c’è una squadra alla deriva tecnica che deve salvare la categoria, passaggio minimo per avere credibilità sul mercato degli imprenditori. Il fallimento sportivo è sotto gli occhi di tutti, con l’ostinazione su un allenatore che ha mostrato tutti i suoi limiti in più di un’occasione. Il cda che, forse, verrà nominato non sarà molto diverso da quanto visto fin qui. Altra cosa sarebbe stato chiedere al sindaco di nominare lui un commissario straordinario, sarebbe stato un vero passo indietro. Sarebbe stato un atto di responsabilità, sarebbe stata una presa di coscienza, sarebbe stato qualcosa di più concreto ma non sarebbe stato Sciotto.

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