Messina-Juve Stabia, attacchi stonati

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Pubblicato il 30 novembre 2015 in Tattica

La reazione che mister Di Napoli voleva, anzi pretendeva, c’è stata. A mancare solo il gol, che nel calcio non è proprio una cosa da poco. Il Messina visto contro la Juve Stabia è tornato sugli standard pre Catanzaro, buone trame di gioco e difesa solida. Non mancano, come non sono mancate in precedenza, le sbavature nel reparto arretrato. La forza del Messina è, però, quella di avere un numero straordinario di fuoriclasse nel pacchetto difensivo. Questa volta è toccato a Berardi metterci una pezza, ricordando a tutti che il Messina ha anche un grande portiere. I grattacapi di mister Di Napoli non riguardano la difesa, o il sistema difensivo, è l’attacco il problema. Il gol manca da tre turni, quattro volte nelle ultime cinque senza segnare. Se per la difesa parliamo di sistema, la stessa cosa riguarda l’attacco. Sarebbe facile puntare i singoli, a funzionare poco è la manovra. Ad esempio, il Messina non ha mai segnato né con i centrocampisti né con i difensori. Mancanze gravissime, qualunque sia l’obiettivo finale. Classico focus tattico sul match contro la Juve Stabia: sistemi offensivi (e difensivi) a confronto, e tanta moviola.

TUTTO SBAGLIATO – Primo tempo, prendiamo in analisi un movimento d’attacco del Messina. Si vuole sfruttare la boa centrale, giocata presente nel playbook di mister Di Napoli sin dalla torrida estate. In azzurro c’è Leonetti in possesso palla. I colori del semaforo ci aiutano a comprendere l’errore nella giocata della punta centrale del Messina. In giallo c’è Barraco, lontano dall’azione ma in posizione ragionevole per ricevere. In verde la giocata giusta, c’è Giorgione che sta attaccando lo spazio esterno, Leonetti è nella posizione perfetta per lo scarico. Come vediamo, però, sceglie per rientrare e scaricare sul movimento di Cocuzza. Evidenza tutta rossa perché, non solo è la scelta sbagliata come giocata, Cocuzza è in netto fuorigioco. A voler spaccare il capello in quattro, poi, qui il Messina palesa tutta la difficoltà nell’accompagnare la manovra. Cocuzza è l’unico a dettare la profondità (sbagliando) e non può bastare il solo Giorgione a dettare il passaggio. Poi c’è l’errore individuale di Leonetti, quella è tutta un’altra storia.

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BERARDI C’È – Passiamo alla fase difensiva del Messina, o se preferite a quella offensiva della Juve Stabia. Mancano pochi secondi alla fine del primo tempo, un gol avrebbe cambiato tutto. Il Messina è distratto, Berardi ci mette la pezza che salva baracca e burattini. Contessa sfonda a sinistra e mette dentro (freccia gialla), il pallone viene attaccato e colpito in tuffo da Gatto (cerchio rosso). Proprio col colore rosso abbiamo evidenziato tutte le criticità di questa fase. Nel riquadro c’è Arcidiacono che muore di solitudine, in alto tre giocatori del Messina (Baccolo, Burzigotti e Giorgione) che non coprono o marcano niente e nessuno. In azzurro Nicastro è ben coperto da Parisi e De Vito. Ci potremmo ripetere dicendo che è tutto sbagliato nella disposizione del Messina, non per eccesso di critica ma per evidenza dei fatto. Gatto può colpire tranquillamente. Berardi c’è e si vede.

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PAGLIARDINI, IL SEVERO PENTITO – Al momento della designazione del fischietto di Arezzo, la prima cosa balzata all’occhio è stata il gran numero di cartellini gialli e sopratutto rossi, che il direttore di gara toscano era solito distribuire. Intransigente e severo, così si presentava prima di Messina-Juve Stabia. Chissà, sarà stato il freddo o l’area dello Stretto, ma nella sfida del “San Filippo” il buon Pagliardini si è riscoperto magicamente tollerante. Sono passati dieci minuti dall’inizio del secondo tempo, Giorgione sfonda a destra saltandone tre, l’ultimo dei quali non ci sta e lo stende. Tutto il mondo arbitrale, dalla Champions League alla Terza Categoria, avrebbe estratto il giallo per l’autore del fallo. Pagliardini tiene il cartellino in tasca e grazia Favasuli. Nota a margine, il capitano della Juve Stabia era già ammonito, sarebbe scattato il rosso e la partita avrebbe potuto cambiare registro. In rosso e in giallo abbiamo cercato di evidenziare la distanza tra il punto del fallo e il resto della difesa, chiaro come Giorgione avesse lo spazio per rendersi pericoloso e che la steccata di Favasuli meritasse il secondo giallo sia per l’irruenza del gesto che per il “tatticismo” allo stesso.

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GEOMETRICAMENTE IN GIOCO – Visto così sembrerebbe che ci siamo fatti prendere la mano con linee, cerchi e diagonali. Non potendo godere dei potenti mezzi dei grandi network internazionali facciamo di necessità virtù. Abbiamo tirato un paio di linee per mirare il baricentro, un paio di bisettrici e il gioco è fatto. Tralasciando l’impreparazione di chi scrive sull’argomento geometria, tutto questo serve per far comprendere nella maniera più semplice possibile che Barraco non è in fuorigioco. Contestualizziamo: Martinelli lancia lungo, sponda di Cocuzza e Barraco attacca la profondità. Verrà stesso da Romeo all’interno dell’area di rigore, sarebbe stato penalty ed espulsione, il guardalinee sbandiera e cancella tutto. Se vi fidate della nostra ricostruzione, allora, converrete che al momento del tocco di Cocuzza c’è Migliorini a tenere in gioco Barraco. Oggi tanta moviola, nessun alibi al Messina solo completezza di informazione.

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* foto in evidenza ©PeppeSaya

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