Messina, la metafisica dei costumi

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Pubblicato il 10 Aprile 2019 in Primo Piano

La massima del tuo comportamento deve poter divenire legge universale. Semplicistico sunto di uno dei saggi più importanti del filosofo tedesco Immanuel Kant, passaggio fondamentale nell’analisi della questione morale legata al vivere umano.

IMPERATIVO CATEGORICO – Kant sviluppa il pensiero della metafisica dei costumi come sviluppo secondario alla Fondazione della metafisica dei costumi, saggio nel quale viene introdotto il concetto di “imperativo categorico”: fai in modo da trattare l’umanità come fine e non come mezzo. Da questo ragionamento se ne deduce che il proprio agire debba avere come fine ultimo un principio di legislazione universale. Non un concetto così difficile, vicino nel suo aspetto morale, e non pratico, al comandamento secondo cui “trattare il prossimo tuo come te stesso”; questo avrà pensato banalmente, nella lite che ha portato al suo esonero, Oberdan Biagioni. Forse il tutto non sarà partito da Kant o dalle Sacre Scritture, sicuramente avrà pensato che in casa Sciotto le docce fredde non siano abitudine e neanche l’incertezza finanziaria. Dall’altra parte c’è il mancato rispetto dell’imperativo categorico: senza un limite morale auto-imposto manca l’ordine morale e pratico.

LA RIPETIZIONE – Chissà la reazione emotiva-interna di Paolo Sciotto, presidente del Cda e fautore del fair play finanziario in salsa giallorossa, quando anche Oberdan Biagioni ha avuto l’ardire (ironia, a volte bisogna spiegarlo) di tirare fuori tutte le carenze con cui il gruppo è costretto a convivere? Importante quel “anche”, perché le questioni messe sul piatto dal tecnico laziale sono le stesse per cui tante volte, dodici mesi fa, la proprietà andò in contrasto con Giacomo Modica e il resto della squadra. Nulla è cambiato: la scorsa primavera eravamo qui a raccontare di docce fredde, difficoltà nella quotidianità e uno spietato bisogno di chiarimenti sui tempi per il pagamento degli stipendi. Nulla è mutato, se non qualche protagonista; uno di questi, Oberdan Biagioni, non ha resistito all’ennesimo battibecco tanto da andare allo scontro, il finale è un esonero che puzza di repressione padronale.

DILETTANTI – Il capolavoro sciottiano si compone di un’altra pagina: Oberdan Biagioni è allenatore da sempre criticato dalla stampa, accettato a fatica dalla tifoseria più per il suo spirito che per il cattivo calcio proposto. La Coppa Italia è servita a renderlo più gradevole; anche se, classifica alla mano, l’attesa per un liberatorio finale di annata era tanta. La famiglia Sciotto ci è riuscita, è stata capace dell’impresa: un allenatore da allontanare già a dicembre per demeriti sportivi, confermato contro l’opinione di tutti, rimasto a compiere in prima persona il cammino che sta portando il Messina alle porte dei playout, cacciato poi per un litigio nel quale trova il riscatto morale che lo rende migliore degli Sciotto agli occhi della gente. Un capolavoro, complimenti sinceri. E la squadra? Facile, perché Biagioni non sarà mai stato un fenomeno ma il suo legame col gruppo lo ha creato sulla base dell’onestà. Lo scontro con Paolo Sciotto nasce a tutela del gruppo, non un’invettiva personale, quindi scontato che difficilmente verrà digerito quanto accaduto. Torna Pietro Infantino, colpevole di nulla, dovrà essere in grado di fare gruppo e trovare l’empatia che la squadra richiede. Cinque sfide da qui alla fine (si spera), una manciata di calcio prima di salutarci, tutti, senza nessun tipo di rimpianto.

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