Messina, operazione entusiasmo

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Pubblicato il 9 Marzo 2019 in Primo Piano

Un’arma a doppio taglio la sosta di campionato: da una parte regala energie, dall’altra spezza il ritmo a un Messina finalmente continuo. La striscia di risultati positivi, tanto attesi, ha creato la frattura netta tra squadra e società agli occhi dei tifosi: contestazione per chi gestisce, solo applausi per chi suda la maglia.

L’OBIETTIVO – C’è voluto tempo per vedere un Messina credibile, il caos non ha aiutato un Biagioni più bravo a non perdere mai la calma che a creare gioco. La rosa sbagliata in estate e corretta in corsa ha trovato un’anima, con il pegno da pagare degli scarsi risultati nei mesi dell’assestamento. Calciatori come Zappalà e Catalano strappano consensi per prestazioni e impegno, una conferma di come questa rimanga una categoria per calciatori con una personalità spiccata. I giallorossi adesso convincono, come sempre i risultati spazzano via il malumore della gente che in questo caso ha deciso di vivere con una doppia identità: Sciotto e famiglia rimangono non graditi, l’onore delle armi per Biagioni e ragazzi, invece, rappresenta il giusto rispetto per chi sta provando a compiere una piccola impresa. Non la salvezza, neanche il raggiungimento di un trofeo come la Coppa Italia; il vero obiettivo è quello di far tornare il tifoso messinese a emozionarsi. Lo scorso anno la classifica restò avara, il divertimento che la squadra di Modica offriva, però, aveva prodotto un nuovo attaccamento nei confronti di colori maltrattati da anni di scellerata approssimazione. In questa stagione, purtroppo, oltre alla vergognosa posizione in classifica a mancare è stato anche il piacere di assistere a una partita di calcio, il tutto avvilito dalla spaccatura (necessaria) tra tifo organizzato e chi prova a barcamenarsi senza grosse capacità alla guida della società.

ENTUSIASMO – I risultati restano la prima emozione del calcio: “Che ha fatto il Messina?”, una domanda che è facile sentirsi fare anche da chi, in apparenza, sembra essersi allontanato. Ha vinto o perso regala una reazione mai banale o falsa, perché quello per la propria squadra resta un affetto sincero. Nelle settimane in cui si dibatte sui bandi per la concessione dello stadio San Filippo, il tifoso oscilla tra l’attesa delle carte comunali e il pallone che rotola: il futuro del Messina passa da un progetto, in primis politico, che costruisca prospettive diverse per l’intera città; nel frattempo la parte emozionale non riesce a dissimulare e attende di vedere un’altra punizione di Catalano o la cattiveria agonistica di Zappalà. La sosta accresce l’attesa per la sfida al CdM, una settimana in cui i puristi torneranno a spiegarci (senza riuscirci) che non è un derby; ma il fatto che i social abbiano dato voce a tutti non significa che bisognerà ascoltarli. La parola derby non aumenta il valore della gara o dell’avversario, resta solo una definizione che contestualizza una sfida prettamente territoriale come questa. Fermarsi alle parole, poi, sarebbe noioso anche perché proprio l’importanza della sfida potrebbe aiutare nella difficile operazione di riconquista; il non aver un antagonista, un avversario da sfidare aiuta l’apatia, la noia e crea terreno fertile per il disincanto.

LA BUROCRAZIA – Nella triste vita del cronista sportivo gli ultimi anni sono stati impregnati più di carte bollate che di 4-3-3. Tra fideiussioni, iscrizioni, stipendi e concessioni si passa il tempo a studiare da avvocato che a pensare alla diagonale, al colpo di tacco o a dibattere se sia più funzionale la difesa a tre o a quattro. Riflessioni amare messe da parte, la realtà ci riporta a un momento storico non solo per il calcio ma per l’intera città. Non staremo a ripeterci, perché l’analisi di quanto l’imprenditoria diventi necessaria per il rilancio sportivo e non di Messina l’abbiamo già esposta. Il tempo dei commenti arriverà, adesso vince il burocratese spinto: la fretta, in questi casi, è tipica di chi non ha contezza di quanto sia importante non sbagliare neanche la punteggiatura di un documento simile. 15 giorni o 20 non cambia davvero nulla, la scrittura dovrà essere precisa e inattaccabile: decisivo il passaggio sulla durata legata all’investimento, un particolare che garantisce al Comune di non svendere l’immobile e che presuppone una crescita sportiva di livello, dato che la concessione rappresenta un esborso così ampio che non sarà poi la costruzione della futura rosa a poter preoccupare dal punto di vista economico. Argomento, questo, che andrà sviscerato con attenzione massima e particolareggiata (nei prossimi giorni analizzeremo i casi Bergamo, Udine e Reggio Emilia); al momento resta un piccolo tassello verso la speranza di riconquista di un panorama calcistico meno avvilente.

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