Messina, passione accecante

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Pubblicato il 20 agosto 2016 in Primo Piano

Clima avvelenato. Sensazioni che oscillano tra l’impotenza e lo stupore. Un far west esacerbato dal nuovo piglio decisionista di una proprietà che pare soffrire di una particolare forma di autolesionismo. Si badi bene: chi dirige la baracca ha il diritto di optare per qualsiasi scelta, compresa quella di cacciare un direttore sportivo o di mettere alle corde un allenatore. Tutto sacrosanto. Ma ci sono tre considerazioni da fare. La prima è strettamente connessa all’aspetto economico: se hai un’ampia potenza di fuoco, puoi permetterti di fare e disfare le squadre, di esonerare allenatori. Se hai invece un budget risicato, devi ponderare ogni scelta. E se qualcosa non va, bisogna avere una forte inclinazione alle vie di mezzo, alla ricerca costante del compromesso. Il secondo appunto è di ordine strettamente temporale, perché scossoni di questa portata non sono ammissibili a una settimana dall’avvio del campionato. Il terzo, infine, riguarda un aspetto forse sottovalutato: il direttore sportivo è responsabile delle scelte di mercato, quindi anche dei suoi potenziali errori, certo. E magari Tosto, a cui il club aveva evidentemente dato carta bianca, ha operato non rispettando integralmente i paletti imposti dalla proprietà (dalle informazioni in nostro possesso, i soci si aspettavano introiti più consistenti dai premi di valorizzazione relativi ad alcuni calciatori arrivati in prestito dai club di Serie A). Si sbaglia, si paga. Ma non va dimenticato che se il d.s. è responsabile delle proprie scelte, i vertici non possono essere esenti da colpe. Vittorio Tosto è espressione dell’ormai ex d.g., si dirà. Vero, ma Villari, dal canto suo, era espressione di una scelta fatta dai proprietari. Che sia mai stata ratificata o meno la sua nomina poco conta. Villari ha operato da direttore generale del Messina: le questioni formali, nel caso specifico, sono cartastraccia. Il cerchio può anche chiudersi qui. Se il fuoco è divampato, insomma, la miccia è passata di mano in mano, estendendo giocoforza il perimetro dell’incendio. La casa brucia, ma la soluzione per evitare che tutto venga incenerito è ancora all’orizzonte.

SOLUZIONE POTENZIALE – Si è arenata, almeno per il momento, la trattativa con Manolo Bucci, l’imprenditore laziale interessato a entrare in quota nel Messina. Che ha prima smentito categoricamente ogni contatto – e quindi l’indiscrezione lanciata a braccetto da Gazzetta dello Sport e CornerMessina – salvo poi, in un’altra intervista rilasciata a TuttoLegaPro, ritornare, acrobaticamente, sui suoi passi: “In realtà sono stato contattato da uno studio di cui non faccio il nome per privacy che aveva la necessità di attuare una due diligence ma non so nient’altro. La mia è stata una semplice consulenza tecnica, non so nemmeno chi sia a capo del Messina“. Pista congelata, che però non era l’unica sulla quale instradarsi. Gli addetti ai lavori più addentrati seguono da tempo la scia di una partita societaria che si gioca su un doppio binario. Interrotto il primo, resta quello alternativo, incarnato da alcuni imprenditori locali – non tutti messinesi – che all’inizio della prossima settimana presenteranno ufficialmente una proposta a Stracuzzi e soci. Tertium non datur. O meglio: potenzialmente gli attuali proprietari potrebbero ancora pensare di proseguire mantenendo lo stesso assetto societario. Probabilmente, però, il presidente Stracuzzi sceglierà la soluzione migliore per il Messina e per i messinesi: aprire le porte a nuovi ingressi come primo tassello di un percorso di ricostruzione concreto, depurato da slogan vuoti e promesse impossibili da mantenere.

Madonia Akragas

Giuseppe Madonia, neo attaccante del Messina

INCOMPLETI – Tra lunedì e martedì ne sapremo di più. Nel frattempo, però, bisognerà chiudere le operazioni di mercato, indispensabili per una squadra che al momento appare fortemente incompleta. Strano ma vero: il Messina, nonostante avesse tutto il tempo utile per muoversi sul mercato, si vede costretto a inseguire tasselli potenzialmente fondamentali per lo scacchiere giallorosso nell’ultima settimana prima dell’inizio del torneo. Madonia nel pomeriggio ha firmato un biennale. A ruota dovrebbero seguire gli acquisti del centrocampista romeno classe ’91 Alexandru Lazar (già a Messina da giorni) e del difensore Luigi Palumbo, che ha vestito il giallorosso nella stagione passata. Tre innesti, uno per reparto. Ma al Messina serve ancora ulteriore linfa: in difesa – al centro e sulle corsie -; a centrocampo, soprattutto in vista del probabile addio di Giorgione; e in attacco, reparto i cui equilibri di qualche settimana fa sono stati compromessi dal grave infortunio occorso a Ciccone.

PANCHINA BOLLENTE  Il ragionamento non può che concludersi con la situazione più scottante: quella che riguarda Valerio Bertotto. La rottura con i vertici è fin troppo evidente, al di là delle dichiarazioni di rito fatte circolare in queste ore. Il Messina non ha intenzione di esonerare il tecnico. Il tecnico non ha intenzione di dimettersi. Una delle due parti dovrà arretrare, altrimenti bisognerà mettere una toppa molto spessa su uno strappo che si allarga ora dopo ora. Da una parte ci piacerebbe vedere il Messina di Bertotto all’opera. Gradiremmo giudicare il suo operato supportati dalle sentenze espresse dal manto verde. Vorremmo evitare di dover vivere di rimpianti per aver visto passare dalle nostre parti un allenatore preparato –  e, chissà, vincente – facendocelo sfuggire ancor prima di vederlo all’opera. Dall’altra, però, anche il tecnico dovrebbe fare qualche passo indietro. Lo descrivono come un professionista scrupoloso, Bertotto. Metodico, professionale, serio. Uno che non vuole lasciare nulla al caso, che difficilmente riesce a travalicare se stesso, le proprie idee. Il contesto, però, al momento stride con la filosofia dell’allenatore. Bisogna sapersi adeguare, fare continui esercizi di realismo. Mister, in riva allo Stretto al momento si viaggia in economy. La business class bisogna guadagnarsela. Senza fretta.

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