Messina-Siracusa, l’anno che verrà

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Pubblicato il 29 agosto 2016 in Tattica

“Calcio d’agosto”, così vengono definite le prime giornate di campionato da chi comincia con fatica e pochi punti. La realtà è che al fischio iniziale del signor Paolini il campionato è iniziato, il calcio d’estate è finito e si fa maledettamente sul serio. Dei mesi travagliati del Messina abbiamo scritto nel pre gara, una volta che il pallone inizia a rotolare di trattative ed esoneri è obbligatorio dimenticarsi (almeno per novanta minuti). Probabilmente per l’esordio di Sasà Marra non poteva esserci un avversario meno complicato. Il Siracusa visto al San Filippo dovrà lavorare moltissimo sui concetti di gioco per non affondare in un Girone C che promette scintille e sorprese, vedi crollo interno del Catanzaro nel derby col Cosenza. I giallorossi calabresi avevano fatto man bassa sul mercato estivo, mentre la squadra di Roselli soffriva della migrazione verso Lecce di tanti dei suoi: 0-3 e conferma che la continuità nel calcio fa la differenza. Torniamo al San Filippo: mister Marra sceglie di proseguire sulla via di Bertotto, confermato il 4-3-3 con Musacci in cabina di regia e il tridente Pozzebon-Madonia-Milinkovic. L’ex catanese detta i tempi ancora in maniera balbettante, è evidente però che il nuovo capitano del Messina abbia visione di gioco e piedi educati. Un paio di aperture e verticalizzazioni mancine fanno capire che il ragazzo ha coraggio oltre che tecnica individuale. Il trio offensivo è piaciuto in parte, la sofferenza è andata tutta sulle spalle del povero Madonia. L’ex Akragas è in chiaro ritardo di condizione, in più ha accettato il sacrifico tattico partendo da destra nel tridente e finendo da intermedio di sinistra nel centrocampo a cinque del secondo tempo. Diverso l’impatto dei compagni di reparto: Pozzebon è già un trascinatore per lotta, voglia e cattiveria. Due gol ed un rigore sbagliato, più un giallo per un’entrata durissima che dimostra che l’applicazione è totale. Milinkovic è il classico giocatore per esteti, quelli che accettano che un calciatore possa anche spegnere la luce durante la gara ed accenderla per un paio di minuti devastanti. Il serbo gioca con la 10 sulle spalle come giusto che sia, la sua partita è delizia per palati fini del calcio. La cosa più interessante della gara è l’intesa tra lui ed i compagni, perché pur non essendo semplicissimo leggere le intenzioni di un calciatore estemporaneo, Foresta prima e Pozzebon dopo sfruttano con tempi perfetti le giocate del serbo. Sprazzi di Messina e nulla più, perché la prima giornata non può dire esattamente che Messina sarà e che anno verrà. Col Siracusa abbiamo visto i singoli e quel pizzico di Marra utile a vincere. Il tecnico è personaggio umile, la partita probabilmente la vince quando si affida al suo caro 3-5-2 adattando più di un giocatore (la disponibilità è sinonimo di fiducia), ma la sensazione è quella che l’evoluzione tattica sarà graduale e influenzata dalle ultime ore di mercato. Riapriamo tre finestre sulla partita di domenica: un pizzico di difesa e poi entriamo in Milinkovic-zone.

ERRORE DI SISTEMA – Cominciamo dalle cose che non vanno: il Siracusa non attacca praticamente mai, tanto che il gol di Valente è frutto di un errore di Russo e nulla più. La squadra di Sottil non è parsa ancora completamente calata nel campionato di terza serie, i tanti confermati dalla D dovranno fare il salto di qualità per raggiungere l’obiettivo salvezza. Qualcosina in attacco si è vista, soprattutto a causa dell’ancora difficoltosa fase di non possesso del Messina. Nelle nostra animazione abbiamo alternato un frame che rivela tantissimo: siamo al decimo minuto, i giallorossi provano a fare la partita e non rischiano mai, una punturina prova a farla l’asse Giordano-Valente. Giordano è in possesso palla, il centrocampo del Messina (arco giallo) è troppo distante dal regista del Siracusa. Tra lui e Musacci c’è tantissimo campo per giocare il pallone, il resto lo fanno i movimenti contrari di Baiocco e Valente. Sfondo rosso ed evidenze: abbiamo isolato la fonte dell’azione e dove si sviluppa l’errore più grave del Messina. Detto che Giordano è troppo libero di agire, Musacci rimane nella terra di nessuno non chiudendo il dirimpettaio e non scalando sul movimento ad uscire di Baiocco (freccia gialla). A seguirlo sarà Palumbo, il suo movimento libererà lo spazio che Valente attaccherà in profondità. Il lancio di Giordano è troppo lungo e l’azione si perde sul fondo. Passo indietro: Musacci si taglia fuori da solo, Palumbo esce non leggendo lo schema avversario con Mileto e De Vito che completano la frittata non seguendo (entrambi) il taglio del numero 19 aretuseo.

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ATTIMO FUGGENTE – Chiudiamo il capitolo del tatticismo puro e passiamo alla parte bella del gioco del calcio. La fantasia, la tecnica e il vedere gioco sono caratteristiche che trasformano un atleta in un calciatore. Per Milinkovic la strada è lunga, perché di facile esaltazione sono morte carriere di presunti fenomeni. L’esordio in campionato con la maglia giallorossa del serbo lascia ben sperare, e riapre la porticina del cuore degli innamorati della tecnica. Il numero 10 deve esaltare la piazza, contro il Siracusa la prestazione di Milinkovic ha soddisfatto e riempito gli occhi. Altra animazione, tutta dedicata agli assist di Milinkovic: partiamo da quella che porta al fallo da rigore di Santurro su Foresta. In rosso abbiamo evidenziato il serbo, fermiamo l’immagine dopo le giravolte palla al piede, faccia alla porta il numero dieci alza la testa e trova il canale. I difensori del Siracusa peccano di distrazione massima, attirati da palla e giocatore non coprono l’inserimento di Foresta (cerchio giallo), l’ex Catanzaro attacca la profondità ed ottiene il massimo. Quello che esalta è la totale padronanza con cui Milinkovic gioca a testa alta e palla al piede, splendido Foresta nel cogliere l’attimo. Secondo giro dell’ottovolante serbo: siamo nell’azione che porta al secondo rigore per il Messina. I giallorossi sono passati al 3-5-2 con Milinkovic libero di girare attorno a Pozzebon e trovare campo da coltivare. Viene incontro e alza la testa, Pozzebon detta e lui scrive calcio. Freccia rossa per il lancio, gialla per il movimento del centravanti: il Siracusa commette lo stesso errore precedente facendosi attirare totalmente da chi è in possesso palla. Pozzebon trova il tempo d’attacco esatto, e si invola verso Santurro. Appena entrato in area Diakite lo stende, per Paolini è rigore e cartellino giallo per il difensore di Sottil. Perfetto il direttore di gara di Ascoli che applica il nuovo regolamento che annulla la tripla sanzione, niente espulsione ma giusta ammonizione.

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REGISTA BASSO – Ad inizio gara Palumbo apre due volte in orizzontale verso sinistra aprendo pagine di orrore calcistico sia per imprecisione, ma sopratutto perché un centrale non deve mai tagliare il campo in orizzontale. Più lucido e finalmente verticale il compagno di reparto Andrea De Vito: siamo nell’azione che porta al nuovo vantaggio firmato Pozzebon. Immagine bloccata (niente animazione in questo caso) per analizzare la nuova sistemazione tattica del Messina. Come visto nel blocco precedente Marra ha deciso di abbandonare il 4-3-3 per un 3-5-2 con Foresta largo a destra e Madonia interno (almeno fino al cambio con Capua). Linee gialle per segnare il trio di centrocampisti, largo a sinistra c’è Ionut mentre in arancione abbiamo cerchiato Milinkovic che decide di giocare in linea verticale alla punta centrale. In difesa Mileto centrodestra, Palumbo centrale con De Vito sul centrosinistra: ci concentriamo su quest’ultimo che col nuovo assetto prende campo e si aggiunge a Musacci nel cercare le punte in profondità. Riquadro azzurro per lui, lancio mancino a cercare Pozzebon. L’azione si svilupperà con l’errore di Diakite che di testa sbuccia la sfera, il centravanti giallorosso è lesto ed avvelenato per l’errore dal dischetto di qualche minuto prima, Santurro battuto e partita in discesa. Probabilmente solo una bozza del Messina di Marra, il passaggio al 3-5-2 sembra fisiologico anche se la costruzione della rosa ma sopratutto le caratteristiche di alcuni singoli tendono al mantenimento del 4-3-3. Si vedrà, probabilmente non già da Reggio Calabria ma più avanti.

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