Palermo-Messina, il concetto di distanza

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Pubblicato il 25 Novembre 2019 in Primo Piano

Una squadra che non calcia mai in porta, in cui il migliore in campo è il portiere e che viene criticata aspramente dal proprio tecnico. Il Messina che esce dal Barbera può accogliere il passivo minimo come una benedizione, sorridere per la débâcle evitata e continuare nel processo di rivoluzione senza alcun rimpianto.

RIDIMENSIONATI – Gettare acqua sul fuoco delle due vittorie consecutive era stato necessario, nonostante una crescita evidente dall’avvento di Karel Zeman (voto 5,5) e una prova convincente contro il Biancavilla (il Corigliano andava archiviato come avversario troppo morbido). La partita contro gli etnei aveva mostrato qualcosa di nuovo, prenderlo con le dovute pinze era passaggio obbligato per non cadere dall’alto in vista della gara del Barbera. Il Palermo – reduce da due gare senza successi – mostra il suo miglior volto stagionale e lo fa nella giornata più difficile per mister Pergolizzi. Assenze in tutti i reparti e ben 6 under in campo dal primo minuto: proprio i giovani chiariscono l’evidente differenza tra i rosanero e il resto del campionato. Doda, Kraja e Felici rappresentano, probabilmente, le eccellenze di un Girone I che guardava al derby come l’ultima tappa per riaccendere le speranze. Buona pace del Savoia che schianta il Giugliano e resta appeso, rassegnazione per le altre – Messina su tutte – che comprendono come questo Palermo sia più in crescita che in calo. Per i giallorossi quinta sconfitta in campionato, la sesta senza il caso Cannino e la vittoria a tavolino con l’Acireale, quasi il 50% delle gare giocate.

ESAME FALLITO – Mister Zeman aveva parlato di un banco di prova, al Barbera il Messina fallisce sui novanta minuti palesando – ancora una volta – tutti i limiti di una rosa leggera dal punto di vista della personalità. Il tecnico giallorosso accorcia la squadra e copre il campo in maniera intelligente, finché reggono le gambe e la concentrazione – non tantissimo comunque – il Messina balla al ritmo che vuole; quando il Palermo accelera inizia una danza che trova impreparati Crucitti e compagni. Avella regge la baracca con un paio di prodigi di reazione pura, ma sono evidenti le distanze perse da un centrocampo passivo e lentissimo in fase di possesso. Ungaro e Bruno lavorano di mestiere, con l’ex Cavese che cade in un paio di errori figli della pressione massima degli avversari, favorita dalla passività dei mediani di Zeman. Il centrocampo, infatti, è nuovamente il tallone d’Achille del Messina: la voglia di Cristiani non basta, Ott Vale arranca, Ambro e Martinelli dominano con Martin che può dettare i tempi in libertà. La febbre di Ricciardo lancia Kraja titolare e trasforma il pomeriggio di Sampietro in pura passione: il numero 73 si piazza sulla trequarti diventando una croce per l’ex Gozzano. Non filtra mai Sampietro e quando il pallone passa dai suoi piedi viene scaricato velocemente. Sono le parole di Zeman nel post partita la sentenza più dura: dal “pallone che sembrava una bomba” fino al “sembrava che non avessero mai giocato a calcio nella loro vita”, due dichiarazioni che chiudono qualsiasi rivalsa di un gruppo che tra una settimana verrà cancellato per essere riscritto.

NULLA DI ZEMANIANO – Il calcio offensivo che si prende qualche licenza di troppo in difesa. Questa una delle descrizioni – anche superficiale – che definiscono il calcio visto da Zeman (padre e figlio). Il Messina del Barbera non fa nulla di tutto questo, probabilmente per colpa di un avversario superiore, e finisce per diventare una squadra che prova a contenere alla ricerca di qualche contropiede. Crucitti e Orlando ci provano per una ventina di minuti, poi devono rincorrere anche loro vista la predisposizione ad attaccare di Doda e Vaccaro. Il coinvolgimento di Coralli è marginale: l’ex Reggina vorrebbe finalizzare, impossibile visto lo zero nella casella delle occasioni prodotte. Quando dovrebbe dare esperienza e gestione, però, spegne la luce e viene travolto da Accardi e Peretti. La fisicità di Esposito arriva tardi, e coincide con la rete di Felici che cambia le dinamiche della sfida. Paradossale e forse più avvilente il post vantaggio: il Palermo infarcito di under pressa per un’ora piena fino alla rete che sblocca la sfida, il Messina resta passivo e diventa ancora più compassato quando dovrebbe reagire. Palermo dominante dal punto di vista mentale: quando i rosanero entrano in gestione la partita è chiusa, Pelagotti è spettatore non pagante e il Messina diventa consapevole dell’immensa differenza di valori. L’1-0 è oro colato per quanto si vede in campo: alla fine i giallorossi possono essere contenti per uno scarto minimo che edulcorerà i giudizi, la realtà racconta una verità diversa con i 14 punti di distacco in appena 13 giornate a chiarire il tutto.

Avella 8: il palcoscenico di prestigio non lo preoccupa o emoziona, sfodera una prestazione impressionante evitando al Messina una pesantissima imbarcata.

De Meio 6: il potenziale per diventare un esterno bravo a interpretare quello che Zeman vorrebbe c’è, la continuità nel dimostrarlo manca ancora. Soffre in entrambe le fasi.

Bruno 5,5: qualche errore di troppo in fase di gestione palla, da una sua indecisione in uscita nasce l’azione del vantaggio palermitano.

Ungaro 6,5: in generale gioca una gara fatta di qualche errore ma tanti salvataggi in extremis. Dove non arriva una forma non al meglio ecco arrivare il mestiere.

Strumbo 5: il ruolo di terzino non gli calza a pennello, prova a contenere come può ma gli avversari imperversano. (dal 41′ s.t. Siclari sv)

Ott Vale 5: un primo tempo in cui prova anche ad attaccare gli spazi offensivi. Sulla lunga distanza deve rimboccarsi le maniche e difendere, dopo il giallo la sostituzione è obbligata. (dal 33′ s.t. Buono 5: impatto molle in una partita, comunque, non ancora chiusa)

Sampietro 4: il gioco non passa mai dai suoi piedi, manovra ingolfata e la sensazione concreta di un freno a mano tirato all’eccesso. Fatica anche in fase di filtro.

Cristiani 5: la volontà e l’applicazione ci sono, fatica a incidere soffrendo gli avversari nella doppia fase. (dal 29′ s.t. Lavrendi 5: troppo lontano dalla condizione ottimale, ci prova con l’esperienza e si sacrifica per la squadra)

Crucitti 5: una buonissima chance sulla sua testa, figlia di un’azione ormai diventata classica, poi la sua partita diventa anonima.

Coralli 4: le sue caratteristiche da finalizzatore lo limitano in una giornata di difficile sviluppo offensivo, lui ci mette pochissimo della sua esperienza per incidere sulla squadra. (dal 17′ s.t. Esposito 5: entra nel momento peggiore col Palermo che pressa e passa, ci mette fisicità e voglia ma il resto dei compagni non viaggia sulla stessa lunghezza)

Orlando 5: primo tempo con un paio di spunti interessanti, quando il Palermo alza il ritmo la gioventù si fa sentire.

PALERMO Pelagotti 6; Doda 6,5, Accardi 6,5, Peretti 6,5, Vaccaro 7; Ambro 6,5, Martin 6,5, Martinelli 6,5; Kraja 7 (dal 36′ s.t. Langella sv); Felici 7,5, Santana 6,5 (dal 27′ s.t. Ricciardo sv). All. Pergolizzi 7

*foto tratta dalla pagina Facebook ufficiale dell’Acr Messina

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