Casertana, scritta e diretta da Nicola Romaniello

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Pubblicato il 18 dicembre 2015 in Tattica

Si può essere primi in classifica casualmente? Forse alla prima giornata, o alle prime tre. Se passano mesi e giornate, avversari e problemi ma la posizione in classifica non cambia allora la casualità viene esclusa in automatico. Il Girone C della Lega Pro ha una grande favorita, il Foggia, una grande blasonata come il Lecce, ma una prima in classifica: la Casertana. Lo scorso anno dopo l’1-5 di Messina la squadra guidata da mister Gregucci sembrava lanciatissima, poi qualche rallentamento e il cambio in panchina con Campilongo subentrato all’ex difensore di Lazio e Torino. L’estate porta consiglio, mezza squadra emigra nella vicina ed ambiziosa Benevento alla corte del mago Auteri. A Caserta si rivedono i piani, arrivano giocatori di categoria e per la panchina vengono esclusi nomi blasonati, vince la meritocrazia. Promosso dalla Berretti il tecnico Nicola Romaniello. Bandiera dell’Aversa Normanna da giocatore, giovane e brillante in panchina. Idee veloci e nuove, le responsabilità non pesano quando c’è certezza di poter far bene. I risultati parlano per lui, il bel gioco è un biglietto da visita che non mente mai.

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EQUILIBRISMI – Partiamo dal modulo, 3-5-2. Qualche anno fa era considerato il sistema di chi amava difendersi, perché il “prima non prenderle” portava punti. In principio fu Walter Mazzarri, che tra Reggina e Sampdoria cominciò a far intravedere barlumi di equilibrio tra le due fasi. Napoli è un caso a parte, se hai Cavani e Lavezzi il modulo non conta più. La rivoluzione ha un solo nome: Antonio Conte. Vincente col 4-2-4, arriva alla Juventus e si accorge di avere tre centrocampisti super e tre centrali di difesa allo stesso livello. Disegna un 3-5-2 con esterni di spinta, quasi un 3-3-4 per chi ama il calcio offensivo. Gli esterni giocano alti sugli attaccanti, pochi riferimenti e un regista che dirige. Ora, la Casertana di Romaniello non è la Juve di Conte, però l’idea di gioco somiglia. Intanto gli esterni, a sinistra c’è Fabio Tito. Nato terzino, che sulla linea dei centrocampisti serve per riequilibrare il suo opposto, quel Mangiacasale che lo scorso anno ad Aversa giocava come esterno di un tridente. Ecco l’arma segreta, un gioco di elastici e movimenti che portano un sano equilibrio nelle due fasi. Dietro la solidità è rappresentata da un trio coraggioso, perché si lavora di misure preventive e letture anticipate. Davanti c’è tecnica, pure troppa, con Alfageme, Negro o De Angelis che fanno del tocco a sensazione una ragione di vita. Opposizioni in equilibrio anche queste. In mezzo al campo le cose più interessanti. In regia è arrivato Capodaglio dalla Lupa Roma, con lui il dinamismo di Agyei. Sfortunato il prodotto del vivaio fiorentino, una testata di troppo e frattura del cranio. In bocca al lupo. Per completare il trio Romaniello azzarda.

Marco-Mancosu

FANTASIA PORTAMI LONTANO – Se adatti un esterno offensivo a fare tutta la fascia, di fare altri esperimenti non dovresti averne tanta voglia. Romaniello vuole esagerare, non per stupore gratuito. Conosce il calcio, ma soprattuto conosce i suoi calciatori. Marco Mancosu, sardo con una decina di presenza in Seria A con il Cagliari è il tipico calciatore da “odi et amo”. Esterno offensivo, mezza punta o qualcosa di simile. Insomma il classico giocatore che fatichi a collocare tatticamente se cerchi l’equilibrio giusto. Romaniello lavora su di lui, lo piazza intermedio di sinistra a centrocampo chiedendogli cambio di passo ma ordine tattico. Se vi ricorda il Di Maria nel centrocampo del Real Madrid di Ancelotti non andate troppo lontano. Il concetto è quello, un giocatore di tecnica a servizio della squadra. Mancosu può fare la differenza anche in quella zona di campo, meno libero del passato ma sempre pronto a cercare la giocata. Non certo una novità per Mancosu giocare in quella zona di campo, diversa è l’interpretazione chiesta. Romaniello non entra in punti di piedi nel calcio dei grandi, lo fa con ambizione positiva e novità. Lo studio e la passione alla base di tutto, poca presunzione e tanto lavoro. Capolista non casuale, perché nella vita nulla accade per caso.

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