CdM-Messina, storia di due città

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Pubblicato il 13 novembre 2018 in Primo Piano

Un derby oppure no. Alla fine poco importa dal punto di vista formale, e neanche da quello prettamente lessicale. La questione rimane solo sentimentale: il Città di Messina nasce in un momento morente del calcio messinese, torto che la tifoseria non perdona odorando la sensazione che si voglia approfittare della decadenza storica. Di realtà calcistiche ne esistono varie in città, nessuna gode dell’astio della tifoseria giallorossa perché nessuna è mai stata alternativa. Il Città di Messina non è una piccola realtà, non lo è mai stata perché è nata in aperta concorrenza con quello che era e rimane l’Acr Messina. Che confusione, quasi inutile perché banalmente si tratta soltanto di una squadra di calcio, di una società capace di tornare nella quarta serie nazionale nonostante l’assenza di una tifoseria, di uno stadio e della forza economica prodotta in altre realtà concorrenti. Difficile per Messina città accettare il Città di Messina: l’amore viscerale per la propria squadra, i propri colori non ammette repliche o alternative, così non viene mai prodotta una rivalità ma solo astioso snobismo. Giusto o sbagliato poco importa, anche se l’amarezza del calcio di Serie D dice che una città vanagloriosa come questa veda giocarsi una stracittadina di bassa classifica.

MOMENTO – Una sconfitta che non fa male quella del CdM in casa del Bari: mister Furnari può parlare anche di rimpianti vista la prestazione e la leggerezza con cui si è favorito il vantaggio dei pugliesi. Le aspettative in casa CdM non dovrebbe essere poi alte: una neopromossa che gioca un campionato per salvarsi, lo fa valorizzando alcuni ragazzi messinesi e con lo sfavore di non poter sfruttare lo stadio scelto. La questione Despar Stadium ha inciso sulla stagione, lo ha fatto perché le dimensioni nel calcio contano soprattutto se hai bisogno di speculare un po’ sul gioco degli avversari. Il San Filippo, parola di Biagioni, soffre di un terreno al limite del praticabile che viene incessantemente stressato, complicato per il CdM sentirsi a casa e scovare un fattore interno. Ospiti nel proprio stadio, invece, i ragazzi di Oberdan Biagioni che in barba alle questioni sentimentali devono pensare solo alla classifica. La vittoria sul Gela è già dimentica, gli impegni ravvicinati non saranno interessati dal gusto estetico dato che c’è da collezionare punti in serie per sistemare una graduatoria ancora lontana da quella dovuta. Città di Messina e Portici in meno di quattro giorni, due sfide che Biagioni giocherà senza Pietro Arcidiacono che soffre di un problema muscolare dopo la gara col Gela. Rosa ancora corta per soluzioni, alternative e risorse: il mercato arriva presto, ci sono ancora da prendere decisioni su chi confermare, le partite ravvicinate daranno la possibilità a tutti di mettersi in mostra.

ROTAZIONE – Lo stop di Arcidiacono costringe Biagioni a limitare il turnover tra mercoledì e domenica: in avanti Petrilli meriterebbe un turno di riposo ma difficilmente si potrà rinunciare a lui, torna Gambino in mezzo con Rabbeni che si gioca una maglia con Cocimano, anche se l’ex Acireale potrebbe tornare utile anche in mediana. Traditi o Biondi pronti a lasciare il campo a Bossa che scalpita, in difesa invece si va verso la conferma dei quattro visti contro il Gela, prima convocazione per il neo arrivato Ibojo. Rosa ancora meno lunga per mister Furnari che chiederà uno sforzo maggiore agli uomini di maggior esperienza e qualità. Derby, stracittadina, partita come tutte le altre: scegliete voi la definizione che vi soddisfa, la cosa più importante in casa Acr Messina rimarrà sempre e solo la vittoria.

CDM (3-5-2) Paterniti; Bellopede, Berra, Bombara; Fofana, Bonamonte, Cardia, Ferraù, Fragapane; Galesio, Di Vincenzo. All. Furnari

MESSINA (4-3-3) Ragone; Dascoli, Porcaro, Russo, Barbera; Bossa, Genevier, Biondi; Cocimano, Gambino, Petrilli. All. Biagioni

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