Messina-Bari, impressioni di settembre

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Pubblicato il 17 settembre 2018 in Primo Piano

Nessun campionato finisce a settembre. Una sconfitta, anche se brutta e tempestosa, non può avere il sapore di sentenza. Nessun campionato finisce a settembre, ma è obbligatorio farsi trovare pronti. Il Messina di Pietro Infantino (voto 4) è figlio di un’estate troppo travagliata, un saliscendi di idee e decisioni che hanno rallentato il processo di costruzione. Peccato mortale che oggi diventa concreto: contro un Bari nato in qualche settimana era lecito aspettarsi di più. “Ero curioso di capire che squadra fossimo”, così Giovanni Cornacchini. Il tecnico dei baresi non si ferma alla semplice retorica, è sincero quando spiega che, pur pieno zeppo di grandi nomi, questo Bari non sia ancora una squadra fatta e finita. I pugliesi hanno spessore, società, peso e forza fuori categoria, il campo però ha fatto vedere una squadra ancora leziosa e che dovrà trovare una concretezza diversa. Questo Messina non ne approfitta: non che fosse facile fare una gara diversa, imporre il gioco o portare a casa i punti. Il vero errore del Messina è quello di non presentare una vera identità, una squadra pronta, una squadra. Pietro Sciotto ha creduto realmente al possibile ripescaggio, questo non può diventare una scusante visto che C o D c’era comunque da presentare una rosa e un’organizzazione con largo anticipo. Petrilli, Genevier e Arcidiacono saranno valori aggiunti che arrivano a Messina col pallone già impegnato a rotolare, il tempo per aspettarli scorre veloce e la classifica parla già di rincorsa. Il Bari è forte, probabilmente avversario impossibile per chiunque; questo non dovrà deresponsabilizzare un Messina che avrà l’obbligo di esserci fino alla fine. Esordio amaro per i giallorossi, i primi segnali negativi si erano visti nelle due sfide di Coppa Italia contro Igea e CdM: squadra con poche idee di gioco, troppo spesso il lancio lungo su Gambino diventa un’arma spuntata e inutile. Il 3-4-3 è un modulo poco adatto al calcio moderno, rimanere ancorati al sistema non è un errore soltanto se si hanno a disposizione gli uomini giusti. Il centrocampo è il reparto emblematico: Bossa e Genevier sono calciatori compassati, soffrono la monotonia di una mediana in linea e finiscono col giocare in maniera prevedibile. Troppo alti i due esterni e troppo campo da recuperare quando si perde palla, linea difensiva costretta a giocare troppi uomo vs. uomo che diventano complicati quando colpiti in velocità. Le catene esterne non producono nulla, Gambino si registra alla sfida solo per i contro movimenti verso il centrocampo. In area è isolato, spesso mai coinvolto. Cambiare modulo? Una soluzione, anche perché Arcidiacono, Rabbeni o Petrilli sembrano punte esterne alle quali diminuire al massimo i compiti difensivi. Genevier è un regista che merita protezione, Cossentino e Porcaro una coppia che può costruire un muro basato però su una solidità generale.

Ragone 4,5: deviazione errata sul diagonale di Simeri e porta spalancata a Floriano, ancora troppe incertezze in uscita.

Porcaro 5,5: la sua esperienza gli evita una figura peggiore, avversari tosti che diventano difficilissimi visto il pochissimo aiuto degli altri reparti.

Cossentino 5,5: l’unico a metterci la grinta giusta. Sbanda come gli altri quando è attaccato frontalmente dalla linea pugliese, contrasti e tecnica lo tengono a galla. (dal 15′ s.t. Traditi 5: non regala quella vigoria necessaria, calciatore lontano dagli standard richiesti)

Russo 5: troppi errori in fase di palleggio. In fase difensiva viene saltato con troppa facilità, poco aiutato da Barbera.

Biondi 5,5: spesso troppo alto rispetto a centrocampo e difesa, in fase di non possesso aiuta poco e davanti è solo fumo. (dal 26′ s.t. Cimino sv)

Genevier 6: peccato per il fallo da rigore che rende il passivo imbarazzante. Infantino lo sposta centrale difensivo condannandolo a morte vista la differenza fisica e di passo nei confronti di Pozzebon e Bollino. In regia gioca una gara tecnica, bellissima la punizione che muore sul palo.

Bossa 5: il modulo lo limita, la linea a quattro non riesce ad andargli giù. Troppo compassato per un centrocampo in linea. (dal 4′ s.t. Carini 5: si divora un gol fatto da pochi passi, poi sparisce)

Barbera 4,5: troppo giovane, troppo acerbo. La buona applicazione vista in Coppa Italia illude Infantino, il Bari è troppo per lui. (dal 31′ s.t. Guehi sv)

Rabbeni 5: qualche spunto interessante e nulla più. (dal 4′ s.t. Cocimano 5: non incide mai, troppo impegnato in fase di non possesso)

Gambino 5,5: si sbatte e non lesina fatica e movimenti, la distanza tra attacco e centrocampo è troppa.

Petrilli 5: si vede pochissimo, non combina quasi mai nulla.

BARI Marfella 6; Aloisi 6, Mattera 6,5, Cacioli 6,5, D’Ignazio 5 (dal 40′ p.t. Nannini 6); Hamlili 6, Bolzoni 6,5 (dal 45′ s.t. Feola sv), Langella 6,5; Neglia 6 (dal 36′ s.t. Di Cesare sv), Simeri 7 (dal 15′ s.t. Pozzebon 6), Floriano 7,5 (dal 26′ s.t. Bollino 6,5). All. Cornacchini 7

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