Messina-Bari, il paradosso dell’esordio

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Pubblicato il 15 settembre 2018 in Primo Piano

Un esordio paradossale. Il Messina di Pietro Sciotto bagna il suo esordio in campionato con la sfida, sulla carta, più difficile della stagione. Estate complicata quella del calcio italiano: una Serie B che infama la storia pallonara con scelte al limite della decenza, un blocco a cascata che ha interessato anche la società giallorossa. Della speranza di un ripescaggio tra i Pro non abbiamo quasi mai scritto, probabilmente nella consapevolezza che il ridisegno della Serie C non fosse così possibile. Non si vive di sogni, comunque nulla impedisce di andare avanti con la quotidianità e costruire un futuro solido. Forse questo il peccato più grosso dell’estate sciottiana: il finale della scorsa stagione poteva, indipendentemente da conferme e addii, essere un punto di partenza. Ci si è persi, invece, dietro un possibile ripescaggio senza gettare le basi per una solida scalata sul campo. Le montagne russe tecniche hanno rallentato la crescita, il consiglio per Sciotto è scontato: non si parli di ritardi, mai. Da Cozza a Infantino passando per la preparazione guidata da Peppe Raffaele, il Messina è stato rallentato dagli umori di un patron che non cambia se stesso neanche di fronte all’evidenza. Un Messina che arriva in costruzione all’esordio stagionale rasenta il clamoroso, come possa una squadra certa di dover imbastire una rosa di spessore essere ancora un cantiere a metà settembre diventa inspiegabile. Critiche gratuite? Funziona così, troppo facile parlare dopo e magari usando come pezze d’appoggio il campo. L’analisi di questo Messina 2.0 va fatta adesso, pur prendendo con le pinze le due noiose e affaticate prestazioni in Coppa Italia.

PARADOSSO – Il Bari appare come l’incubo peggiore. Una stagione che sembra essersi complicata per la presenza della società, oggi, della famiglia De Laurentiis. I pugliesi arrivano con ingaggi di spessore, in realtà sono la squadra più in ritardo tra le 18 partecipanti al Girone I. Piccola parentesi: cara Lega Nazionale Dilettanti, che ci fa il Bari nel gruppo storicamente calabro-siciliano? Appunto finito, il Bari che arriva al San Filippo alla prima di campionato rappresenta quel paradosso da sfruttare: la squadra di Cornacchini farà il suo esordio con l’incognita di essere ancora lontano dalla sua vera sostanza, un’opportunità che questo Messina deve cogliere al volo. Affrontare il Bari tra un mese sarebbe molto più complicato, oggi potrebbe essere l’avversario giusto per mandare un messaggio al campionato e rinvigorire le convinzioni. Nessuna teoria facilona: i pugliesi restano favoriti sia per domenica che per la stagione, la verità del calcio dice però che non esistono avversari imbattibili e che ogni momento è diverso all’interno di una lunga stagione.

COSTRUZIONE – Diventa ufficiale l’incarico di Lello Manfredi all’interno della società giallorossa: tre anni di contratto per il direttore generale che dovrà indicare la linea politica e gestionale. Continua anche la costruzione della rosa, il ds Polenta si muove con un budget aumentato da un presidente Sciotto che non vuol lasciare nulla al caso. L’unico neo rimane la tempistica, arrivare a settembre con alcune caselle da riempire era ampiamente evitabile. Arriva il tempo del pallone che rotola, adesso toccherà a mister Infantino rendere squadra un gruppo di calciatori selezionati per un calcio diverso, quello di Raffaele, ma duttili quanto basta per sposarsi con le idee dell’ex tecnico dell’Acireale. Lo scorso anno alla guida dei granata, l’allenatore siciliano, ha regalato un calcio pragmatico premiato da un campionato di buon livello visti materiale a disposizione e problemi societari. La sua esperienza e pazienza saranno necessari per una stagione che non ammette errori. Il Bari, per quel famoso paradosso, è l’avversario ideale per un esordio casalingo. Regola under da far quadrare come per tutte: l’infortunio di Meo toglie alternative importanti, il rientro del classe 2000 tra i pali favorirà lo sviluppo futuro. Il 3-4-3 resta il modulo di riferimento, nonostante le difficoltà di costruzione e manovra offensiva, il tempo per metterlo in soffitta lasciando spazio a una copertura diversa del campo è dalla parte del tecnico. L’approdo di un profilo come Arcidiacono in riva allo Stretto, poi, apre alla possibilità di un impatto offensivo travolgente.

FORMAZIONI – Mister Infantino riparte dal trio over difensivo: davanti a Ragone ci saranno Porcaro, Cossentino e Genny Russo. In mediana possibile spazio alla linea verde con Biondi, Bossa e Barbera a completare il pacchetto under, con loro ci sarà il neo arrivato Genevier. In avanti tridente pesante con Petrilli e Rabbeni ai fianchi di Gambino. Nel Bari mister Cornacchini deve fare i conti con un ritardo di preparazione palese: panchina probabile per l’ex Pozzebon che non ha ancora la condizione fisica migliore, al suo posto ci sarà Simeri mentre sembrano in crescita le chance di Bollino nel tridente.

MESSINA (3-4-3) Ragone; Porcaro, Cossentino, Russo; Biondi, Bossa, Genevier, Barbera; Petrilli, Gambino, Rabbeni. All. Infantino

BARI (4-3-3) Marfella; Aloisi, Di Cesare, Mattera, D’Ignazio; Feola, Bolzoni, Piovanello; Floriano, Simeri, Bollino. All. Cornacchini

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