Messina, operazione simpatia

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Pubblicato il 16 luglio 2018 in Primo Piano

Con Pietro Sciotto c’è poco da fare. La piazza, le critiche, i consigli e le analisi non gli sono mai interessate. Tutto viene traslato in un attacco personale, come se fare il presidente di una squadra come il Messina non comporti di finire al centro dell’attenzione della stampa o delle emozioni della tifoseria. La prima stagione calcistica di Sciotto è stata deludente, probabilmente scadente dal punto di vista della pianificazione. La svolta firmata da Lamazza e Modica è figlia del solo lavoro dei due ex, a mesi di distanza il velo di ipocrisia può tranquillamente essere stracciato. Il ritornello sull’esborso economico ha stancato da tempo, da quando il calcio esiste le proprietà vivono di spese e conti da far tornare. Quanto questo o quel presidente abbiano sborsato può rientrare, tranquillamente, tra le cose di cui non interessa assolutamente nulla. Ad un tifoso poi, dovrebbe davvero non importare dato che il calcio è passione ed emozione. Lo strano mostro del tifoso commercialista è uno degli abomini del pallone moderno, quando l’appassionato si eccita per una plusvalenza e non per un colpo di tacco allora il calcio è già morto. Filosofia spicciola da mettere da parte, inutile esercizio ma che torna buono nei giorni in cui si decide il futuro tecnico del Messina.

LA SCENEGGIATA – Pietro Sciotto ama decidere con la sua testa. Almeno questo sarebbe il suo sogno, sono poi molte le voci troppo ascoltate dal numero uno giallorosso. Carmelo Rappoccio è il ministro ombra sempre presente in questo lungo anno, parole dolci le sue per le orecchie del presidente Sciotto. Il motivo? Probabilmente il ds calabrese avrà trovato la chiave comunicativa giusta, dal punto di vista calcistico porta in dote un campionato vinto qualche secolo fa con l’Hinterreggio. A Messina le sue tracce si chiamano Santino Misale, terzino sinistro dal dimenticabile rendimento. Per Rappoccio è finito il tempo dei consigli, il suo incarico da direttore sportivo lo pone di fronte a scelte da affrontare in prima persona. Francesco Cozza, detto Ciccio, è il nome peggiore della storia del calcio messinese. Capitano e simbolo della Reggina, un passaggio senza fortuna anche da allenatore, uomo immagine della rivalità dello Stretto. I suoi gol nei derby, i gesti e le parole a Messina non li ha dimenticati nessuno, perché il pallone vive e si nutre di contrasti e nemici. Le capacità di Cozza da allenatore non sono messe in discussione: tecnico di categoria, sicuramente capace di portare a casa un paio di campionati da vincitore ma non una garanzia tanto da poter dimenticare il suo passato amaranto. La tifoseria non lo vuole, non può volerlo perché la distanza della rivalità conta quando i protagonisti in causa sono questi. Il presidente Sciotto ha ceduto alle idee di Rappoccio, smentendo la sua smentita di qualche settimana fa. Roselli e Raffaele sono stati fumo negli occhi di passaggio, il nome di Cozza è sempre rimasto in pole. Rappoccio e Cozza viaggiano in coppia, con la nomina del primo non poteva esserci alternativa al tecnico cosentino nonostante le rimostranze della piazza. Tifoseria “bacchettata” dal nuovo ds, probabilmente ancora non conscio di quanto importante sia il suo lavoro.

FUTURO – Chiuso il capitolo ripescaggio, per il Messina il domani si chiama Serie D. La riforma dell’ultimo campionato professionistico è il classico abominio all’italiana: le Squadre B arriveranno per completare un campionato pieno zeppo di società in bilico. L’ultima perla sono le fideiussioni rilasciate da una società in contenzioso con la Banca d’Italia, chiaro che le stesse siano messe in discussione. Nel frattempo il Messina ha regolarizzato la sua iscrizione, se non dovessero esserci cataclismi in Serie C dovrà iniziare a costruire una squadra pronta per attaccare il Girone I della Serie D. La regola degli Under condizionerà, come sempre, la composizione della rosa con la consapevolezza che l’ottimo rendimento dei ragazzi sotto Giacomo Modica non sarà semplice da ripetere. Andrà costruita in primis quella parte di squadra, poi si potrà pensare a fedelissimi e over. Non semplice dividere il discorso emotivo da quello tecnico: abbiamo descritto cosa significhi Cozza per Messina, questo non dovrà annebbiare domani quando ci sarà da analizzare l’aspetto puramente calcistico. L’allenatore cosentino viene da una stagione fallimentare a Taranto con esonero dopo quattro turni, l’anno precedente è stato invece l’artefice della cavalcata della Sicula Leonzio, il grande biglietto da visita da sfoggiare. Si ripartirà dal 4-3-3 e dalla ricerca di un gioco ragionato, come sempre sarà il campo il giudice supremo.

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