Messina, addio fantasmi: il calcio è tornato

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Pubblicato il 19 ottobre 2015 in Primo Piano

Lassù in alto, chi l’avrebbe mai detto. Un colpo d’ali inaspettato, stupefacente, che travalica i confini della logica e anche il concetto secondo cui il calcio sarebbe una scienza esatta. Il Messina, oggi al primo posto, è una filosofia contraria, è un’inversione della ragione, è un buttare all’aria il senso dei pronostici di inizio stagione. Alzi la mano chi aveva immaginato questo scenario, alla settima giornata. Il Messina comanda la classifica generale in condominio con l’Akragas (in attesa del posticipo Casertana-Catania) , e si gode – in questo caso in esclusiva – il primato che la vede miglior difesa del girone con un passivo di tre gol. Salernitana e Benevento, per dire, l’anno scorso dopo sette turni avevano incassato 6 reti a testa: il doppio. E il Messina? Era già a quota 15, un macigno insopportabile. Oggi, negli incroci delle difese del girone, vanta invece una leadership importante, dalla quale scaturisce, giocoforza, un altro dato da evidenziare: i giallorossi non conoscono il sapore della sconfitta, a limite pareggiano. Qualcuno immaginava questo ruolino di marcia? La verità è una sola: il Messina ha sorpreso ognuno di noi.

 CALDO E SCETTICISMO – Perché non va dimenticata una verità: a scandire l’ultima estate è stato lo scetticismo. O, nella migliore delle ipotesi, il dubbio. Torniamo indietro, alla fase embrionale da cui ha preso forma una creatura che sembrava senza fondamentali. La strada che il Messina si è lasciato alle spalle era lastricata di perplessità, sarebbe inutile negarlo. Gli addetti ai lavori, appena un mese e mezzo fa, si trovavano di fronte a uno scenario davanti al quale non potevano nascondere la testa sotto la sabbia. La squadra si sarebbe presentata ai nastri di partenza del torneo senza una preparazione atletica strutturata e senza un’ossatura ereditata dal passato. Un gruppo guidato, tra l’altro, da un allenatore senza esperienze significative, costruito in tutta fretta da un d.s. che nel calcio di strada ne aveva fatta tanta, ma non nelle vesti di direttore sportivo. Ai vertici di questa piramide, poi, una società nuova di zecca, animata da uomini che in larga misura sono dei neofiti nel mondo del calcio professionistico.

Ben-Me Di Napoli

 IL VENTO CAMBIA – Premesse poco confortanti, che però adesso stridono con i risultati di una squadra che mette in campo tutto, che corre, che piace. E che ogni settimana, sul campo, incenerisce pezzi di scetticismo e li rende polvere che si porta via il vento. Stracuzzi oggi è un presidente amato. Di Napoli oggi è un allenatore con un profilo e una filosofia tattica chiara. Uno che sa leggere le partite con la lente d’ingrandimento, libero da totem ideologici e recinti tattici. Argurio, poi, è la mano visibile, il cilindro dal quale è stata tirata fuori gran parte di questo organico. Un gruppo che ha un unico comune denominatore: la fame. Le motivazioni del singolo si sono amalgamate dentro uno spirito guida che sta soffiando con costanza sulla squadra in questo inizio di torneo. A rendere il quadro esaltante, però, non è il primato in classifica. Pensarlo sarebbe ingenuo, alla settima giornata. Tra un mese, magari, saremo qui a parlare d’altro, e non sarebbe di certo un dramma. É per altri motivi che questo inizio meritava di essere congelato dentro un blocco unico di parole. Per esprimere il peso specifico del carattere di questa squadra, intanto. Ma anche della volontà, dell’abnegazione generale, della corsa a tutto campo. E poi perché c’è una maglia che lo scorso anno è stata calpestata, e che adesso, invece, ha ripreso vigore, perché a indossarla c’è una squadra che combatte sul rettangolo verde. Ogni volta. Scene normali, si dirà, quando vai a vedere una partita di calcio. Vero, ma è una normalità alla quale non eravamo più abituati. Il Messina, adesso, ce l’ha restituita.

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