Messina-Monterosi, l’inizio della salvezza è la conoscenza della colpa

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Pubblicato il 10 Ottobre 2021 in Primo Piano

Tutta colpa di Sullo. Provocazione? A metà, perché è l’allenatore del Messina a prendersi tutte le responsabilità per il momento dei giallorossi. Accettare questa teoria, però, sarebbe il modo peggiore per analizzare il gorgo in cui la squadra – in cui sono tutti colpevoli – è finita senza, in apparenza, nessuna possibilità di uscita.

IL NUOVO SCOMODO ABITO – Dai duelli individuali alle scelte tattiche. La gara contro il Monterosi ci mostra un’altra faccia del pensiero di Sasà Sullo (voto 4,5), ma i risultati non mutano e mantengono l’inerzia negativa di una squadra che pare, soprattutto, senza anima. Il 3-4-1-2 che disegna il tecnico avellinese diventa lo stratagemma per affrontare i duelli individuali di cui aveva parlato nella conferenza pre gara. Fofana contro Adamo, Damian con Franchini e Baldé a pestare i passi di Di Paolantonio. Questa la teoria, nella pratica la mediana laziale i suoi duelli li stravince per applicazione, lettura, tecnica e rispetto delle distanze. Il Messina si sgretola, tanto che la sua partita credibile dura 10 minuti o poco più. Il Monterosi, poi, alza baricentro e ritmo della sfida, con i giallorossi a rincorrere ogni centimetro di campo perso. Affanno continuo, la solita apnea, i soliti momenti già visti nelle passate sette uscite e sempre sottovalutate. A Picerno, per esempio, dove l’attenzione si spostò sugli errori arbitrali tralasciando, così, l’aver lasciato pallino e ritmi a una squadra tecnicamente mediocre. Il 3-4-1-2 prova a restare più corto e stretto, ma parte dai soliti presupposti di costruzione: Morelli viene spostato nel trio dei centrali, una scelta per favorire il possesso e non la difesa pura. Questa squadra, però, di gente che sappia difendere e percepisca il pericolo sembra averne necessità assoluta. Sì, Celic non era al massimo e Fantoni è acerbo… così la solita lista di attenuanti è stata elencata. Il vantaggio di Costantino è l’ennesima dimostrazione di imbarazzo difensivo: Fazzi che dovrebbe spazzare una palla calda sulla linea di fondo, ma che, invece, sceglie una specie di alleggerimento nella speranza di favorire la ricostruzione offensiva. Palla ad Adamo che trova il tempo per controllare e farsi dettare il passaggio dai compagni. Con Fofana che guarda, dimostrando come sia calciatore da contrasto, ma che non abbia alcuna idea di cosa significhi accorciare e leggere in maniera preventiva le situazioni. Il famoso “momento”, di cui avevamo parlato nella analisi delle giornate precedenti, tornato ad affossare il Messina. La rete di Adorante è un lampo, che dimostra che questa rosa abbia capacità – anche tecniche -, ma incapaci di incidere in maniera continuativa.

LA PALLA SI GIOCA, CON FURBIZIA – Il manifesto che conferma questa visione viene presentato nella ripresa. La scossa della rete del pari dura un paio di minuti, quelli utili ad Adorante per sfiorare il raddoppio. E nessuno pare in vena di accettare un “se fosse entrata…”, anche perché questa squadra di crolli rovinosi da situazioni di vantaggio ne ha regalati già cinque. Palla sul fondo, Messina finito. Il Monterosi brilla per organizzazione, con D’Antoni che sembra aver studiato ogni mossa dei suoi ragazzi. Una squadra che conosce e, soprattutto, rispetta i propri limiti. Nessuna idea peregrina, solo tanta sostanza con qualche movimento tattico interessante – e ne parleremo nel nostro approfondimento tattico dei prossimi giorni -. Il Messina ci capisce poco, con la sua fase difensiva rabberciata e che paga la perdita di tutti i duelli individuali. Rispetto dei propri limiti, dicevamo, aspetto che il Messina mostra di non avere. Non si rispetta la squadra giallorossa – per squadra si intende staff tecnico compreso -, insistendo in giocate che non sono proprie del bagaglio di alcuni interpreti. Dai piedi di Fofana passano infiniti palloni, sia per scelta che per necessità. Il numero 6 non è adatto a questo gioco, non per sola tecnica, ma anche per l’incapacità di gestire con freddezza possesso e consequenziale pressing avversario. Necessità: perché Damian è ormai accompagnato da una marcatura a uomo in fase di prima impostazione, oltre al fatto di essere – per natura – più una mezzala che un regista classico. Scelta: perché, per Sullo, il pallone dai piedi di Fofana deve passarci. Lo dice il numero di tocchi e possessi, oltre all’averlo schierato come vertice basso nei due momenti – Virtus Francavilla e Foggia – con un centrocampo a 3. Una scelta di sistema. Una scelta tattica è, invece, il male che pressa tanti dei calciatori giallorossi. La palla non si butta, e lo conferma Sullo quando dice che: “Esistono squadre che lanciano lungo e attaccano la seconda palla, li rispetto, ma noi non giochiamo e non possiamo giocare così”. Opinabile, perché il calcio è fatto di momenti. Allora, giusto il concetto teorico su cui basare il proprio gioco, ma capire che esistono momenti – sempre i momenti – in cui un pallone è troppo caldo per essere gestito – con le solite giocate – fa la differenza tra una squadra con personalità e una schiacciata dai dogmi.

FUTURO PROSSIMO – Il Messina sprofonda in classifica e deve anche attendere le sfide delle altre invischiate nella zona retrocessione. Il calendario parla di scontri diretti in arrivo, con Potenza e Vibonese prossime due sul cammino dei giallorossi. Se ci sarà Sullo a guidare la squadra non è ancora chiaro, viste le dichiarazioni di un Argurio che parla di “riflessione da fare a mente fredda”. Giustissimo, come è vero che questo Messina sia in crisi di risultati da quattro turni e lontanissimo dall’essere squadra sin da inizio stagione. Spie allarmanti accese già a Pagani, forse tutte sottovalutate e offuscate dalla lista delle scuse. Che l’esonero di Sullo possa essere la “soluzione” non può dirlo nessuno, perché i limiti mostrati dai calciatori restano evidenti. Oltre alle discutibili scelte tecnico-tattiche, infatti, a incidere in negativo sono gli infiniti errori di chi scende in campo. Sullo se ne prende la colpa, anche con cognizione visto quanto abbiamo analizzato in precedenza. Non responsabilizzare, però, i calciatori sarebbe scorrettissimo. Il vero dubbio sulla gestione Sullo, allora, diventa l’atteggiamento – almeno nelle dichiarazioni – di non voler intraprendere una strada diversa, forse più vicina ai limiti che alle qualità della squadra. In più, una rosa così giovane avrebbe, probabilmente, bisogno di una scossa caratteriale sferzante e incidente. La profonda analisi di cui parla Argurio, allora, dovrà toccare e riguardare tutti: la società, gli uomini mercato, il tecnico e una squadra che non può più pretendere tempo per entrare in forma. Attenzione, però, a non eccedere nel peccato di presunzione. Il peggior modo per fallire, infatti, è quello di farlo proseguendo sulla cattiva strada solo per mantenere la propria posizione intellettuale.

Lewandowski 5,5: male sulla rete di Costantino, sul resto può fare poco. Nella sua partita c’è sempre qualche imprecisione.

Morelli 5,5: da terzo di difesa convince leggermente di più, ma non basta per strappare la sufficienza visto un reparto davvero fragile.

Carillo 5,5: mette pezze dove può, ma non basta. In ritardo, eccessivo, sul movimento che consente a Costantino di battere a rete per il primo vantaggio.

Mikulic 4,5: prova a restare ordinato senza perdere la posizione, ma affonda lentamente e paga il leggere male la giocata che Polidori farà per favorire Costantino fino all’uscita totalmente sbagliata sul movimento di Mbende che chiude la partita. (dal 37′ s.t. Gonçalves sv)

Fazzi 5: sicuramente mette più cattiveria di altri, ma i suoi errori sono macroscopici. Regala la palla che vale lo 0-1, in fase di appoggio è terribilmente impreciso. (dal 29′ s.t. Russo 5: nessuno spunto offensivo, in copertura è inesistente)

Fofana 5: dai suoi piedi passano troppi palloni, lui puntualmente ne regala uno pesante agli avversari. L’assist ad Adorante non basta.

Damian 5: poco, pochissimo, per un calciatore che cala in maniera evidente dal punto di vista della convinzione.

Sarzi Puttini 5,5: inspiegabilmente viene servito pochissimo, quando riceve palla crea solo pericoli per la difesa avversaria. Dalla sua parte si soffre meno, ma le sbavature non mancano. (dal 37′ s.t. Fantoni sv)

Baldé 5: parte forte, fortissimo, e finisce subito. Non è un trequartista, forse soffre pure il dover schermare – anche se non gli riesce – Di Paolantonio, ma la sua gara non convince. (dal 13′ s.t. Milinkovic 5: fuori forma, prova a metterci un po’ di grinta, ma la squadra era già spenta)

Vukusic 5: servito poco e male, lui ci mette una strana apatia a completare l’opera.

Adorante 6,5: un gol da attaccante d’area di rigore, un altro sfiorato, per l’unico in grado di tirare fuori il massimo dalle sue qualità.

MONTEROSI Borghetto 6; Mbende 6,5, Rocchi 6, Piroli 6; Verde 6, Franchini 6 (dal 28′ s.t. Parlati 6,5), Di Paolantonio 6,5, Adamo 6,5 (dal 42′ s.t. Buono sv), Cancellieri 6; Polidori 7, Costantino 7 (dal 44′ s.t. Caon sv). All. D’Antoni 7

*foto copertina: Acr Messina – Facebook ufficiale | ph. Saya

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