Messina-Troina, l’ennesima preghiera

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Pubblicato il 22 Ottobre 2017 in Primo Piano

Domenica. Sono passati quasi due mesi e oggi, nel prepartita, si reciterà l’ottavo rosario consecutivo. Avvinghiati alla speranza di una sterzata puntualmente rimandata.

Quei pochi fedeli rimasti, che a Messina si perdono in una cattedrale troppo grande per questi tempi di magra, pregano gli dei del pallone, invocando la benedizione e la vittoria. Contro il Troina, formazione del ridente comune che ha dato i natali a Franco Proto. Poco più di novemila anime e una squadretta che gioca un calcio sfacciato e mnemonico, il mezzo per arrampicarsi senza timori reverenziali fino alla vetta della classifica. Distante 14 lunghezze, se la si guarda, quella vetta, dalla prospettiva del Messina: la squadra che avrebbe dovuto ammazzare il campionato e che però, in sette round, ha saputo solo incassare schiaffi e indimenticabili figuracce. Puntualmente al tappeto, per un motivo o per un altro, i giallorossi hanno sempre recitato da agnello sacrificale per la gioia – e per un posto nella storia – di squadre del calibro di Portici, Cittanovese e Roccella. Un paradosso, se si pensa che nelle intenzioni del passionale patron Sciotto il Messina avrebbe dovuto banchettare ovunque fosse passato.  E invece, sul finire di ottobre, ci troviamo costretti a sperare in una vittoria contro il Troina. Che sarebbe la prima della stagione.

RIPARTIRE – I motivi di questo inizio da incubo sono noti, l’unico inputato anche: inutile tornare sui fatti che hanno azzoppato sul nascere un progetto vittima di inesperienza, approssimazione e testardaggine. Adesso ci sono gli elementi – almeno sulla carta – per parlare di “Fase 2”. La tregua armata tra i tifosi e Sciotto; il cambio alla guida tecnica; l’arrivo di un nuovo diesse che ha spiegato senza fronzoli come sia inutile affannarsi sulla questione del centravanti che manca: prima bisogna costruire una società di calcio con tutti i crismi. Concetto che è la chiave di tutto, perché da questo “particolare” sono scaturite tutte le amarezze di un inizio stagione che non ha precedenti nella storia del Messina.

IL PESO DELL’ESPOSIZIONE – Adesso Pietro Sciotto, che gioca a fare il dimissionario, ha l’opportunità di arretrare di 100 passi per cercare di riaccreditarsi agli occhi dei tifosi e della stampa. A proposito di quest’ultima: il patron ha scelto il muro contro muro, perché non era evidentemente pronto a incassare le critiche. Da tempo si tiene a distanza di sicurezza dai microfoni, Sciotto. In queste settimane ha vissuto con l’ossessione delle critiche, creandosi un nemico che non esiste: i giornalisti. Si aspettava di camminare indisturbato tra i petali di rosa. Ed è invece incappato in molte spine. Il motivo è semplice: i crediti, nel calcio, non sono mai a tempo indeterminato. E a Messina, poi, fanno presto ad esaurirsi, soprattutto se riparti dalla quarta serie dopo 10 anni di bocconi amari. Soprattutto se predichi sogni e invece finisci per generare incubi. Soprattutto se pretendi iniezioni di gratitudine senza mai provare a metterti in discussione. Perché, in fondo, il problema non sono solo i risultati: è l’atteggiamento di fronte ai risultati. È la convinzione di potersi permettere di agitare lo spettro delle dimissioni quando arriva, invece, il momento di incassare le critiche e provare a ribaltare tutto la domenica successiva. Quel cortocircuito nasce da un particolare di cui evidentemente il patron non ha coscienza. E cioè che a Messina, ormai, non si teme più nulla, perché da queste parti sono stati accolti brocchi e campioni, avventurieri e visionari, glorie indimenticabili e cadute rovinose. Qui si è assistito a qualsiasi forma di spettacolo. Anche il più macabro. Anche quello della morte provvisoria del calcio.

L’ENNESIMA PREGHIERA – Sul tifo giallorosso, insomma, nessuno spettro è così grande da poter incutere timore. Presa coscienza di questo aspetto, è il momento di mettere un macigno sopra questo inizio. Dagli errori si può sempre costruire, e in tal senso sono di conforto le parole di mister Modica, che dopo la sconfitta di Roccella ha detto chiaramente che “questa non è una squadra” e che “serve trovare un’anima”. Un’iniezione di realismo, finalmente. Oggi potrebbe essere l’occasione giusta per dare la caccia a un’identità. Contro la prima della classe, che si chiama Troina.

Contro il Troina il miglior Messina della stagione. Merito del cambio di allenatore?

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