Il padrone prende forma, equilibri pronti a cadere

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Pubblicato il 3 novembre 2015 in Punto C

Quasi un terzo di campionato se n’è andato, un primo bilancio è possibile farlo. Sin dalle prime giornate il refrain è stato lo stesso, “questo campionato non ha padroni, non c’è la Salernitana dello scorso anno”. Verità? Forse, perché la Salernitana del precedente campionato aveva blasone, rosa e forza politica; in questo campionato il Lotito burattinaio non c’è, e nessuno ne sente la mancanza, un padrone tecnico però esiste. Roberto De Zerbi, allenatore del Foggia, non si è mai nascosto tanto che l’inizio balbettante aveva messo in pericolo la sua panchina. “Quest’anno ho in mano una Ferrari”, se le dichiarazioni sono queste le aspettative si alzano ed esaltano. Dopo la vittoria sul Messina il tecnico foggiano ha rincarato la dose, “obiettivo primo posto e basta”, tanto per chiarire che un secondo posto sarebbe un fallimento. Se il peso della favorita lo accetta volentieri il Foggia, alle sue spalle c’è tutto un mondo che vive su un equilibrio sottilissimo. Benevento e Lecce vivono di obblighi, il Messina e la Casertana non disdegnano il basso profilo, e poi c’è il Catania.

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FERRARI, SPETTACOLO E PERICOLI – Investimenti mirati, programmazione e un tecnico preparato. Il Foggia ha messo sul tavolo della Lega Pro le carte migliori che potesse pescare, la rosa costruita vanta nomi invidiati da molti. Contro il Messina quello che meravigliava era la panchina a disposizione di De Zerbi: Agostinone, Bencivenga, D’Allocco e Viola per citarne alcuni. A questo va aggiunta la continuità, il vero segreto dei pugliesi. Due anni di lavoro con De Zerbi, la conferma del gruppo con puntelli di alto profilo, poi l’ambiente. In Lega Pro uno stadio caldo che spinge la propria squadra ha fatto e farà sempre la differenza. Lo “Zaccheria” è stato decisivo contro il Messina come in altre occasioni. Attenzione però, perché detta così il campionato sembrerebbe già finito. Non può essere così per diversi motivi. La pressione è il classico esempio, una squadra che deve vincere per forza, spesso, cade naturalmente. Il gruppo e lo stesso De Zerbi sembrano vivere di pressione, ma alla lunga dovranno essere capaci nella gestione. Il secondo, sono gli avversari.

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FUOCHI DI PAGLIA E REALTA’ – Il Foggia rimane la favorita ma al momento non è neanche in testa al Girone C. Una partenza lenta che ha lasciato strada a più di un avversario. Su tutti c’è la Casertana. I campani lo scorso furono protagonisti di un campionato di alta classifica, l’estate però ha ridimensionato negli investimenti il progetto e le aspettative si sono abbassate. Panchina affidata ad un allenatore giovane come Romaniello e nessun nome roboante. Il campo, però, è sempre il giudice massimo. Forse la Casertana non ruberà l’occhio, ma i risultati sono la cosa più importante del calcio. Prima il Catania, poi il Benevento. Due scontri al “Pinto” che dovevano spegnere le velleità dei rossoblù, invece sono arrivate due vittorie che mandano messaggi inequivocabili a tutti: la Casertana è una realtà. Tutto questo con buona pace di mister Auteri che, col suo Benevento, forse credeva di dover lottare col solo Foggia. Più difficile del previsto l’ambientamento dell’ex tecnico di Igea e Matera in Campania. I Vigorito hanno sempre speso tanto e vinto nulla, quest’anno si è cambiato il progetto. Un grande tecnico e squadra funzionale, il cammino fin qui ha deluso. La classifica non piange, ma per sorridere c’è bisogno di un cambio di marcia. Messina e Casertana hanno lasciato pensieri confusi nella testa di Auteri, scontri da vincere dai quali è arrivato solo un punticino. Nel frattempo è arrivato il Lecce, esonerato Asta in Puglia ci si è svegliati tutti. L’ex tecnico del Bassano ha pagato risultati non degni di rosa e blasone, entrando di diritto nell’albo di quei tecnici buoni solo per una piazza. Piero Braglia è allenatore esperto, pragmatico e furbo. Dal suo arrivo il Lecce è decollato, scavalcando di netto tutte le sorprese del campionato. Perché di fuochi di paglia, fin qui, se ne sono visti troppi.

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EST MODUS IN REBUS – Citiamo gli antichi latini per porre un freno agli entusiasmi. Perché ogni cosa ha una sua misura, e il cammino di molte squadre va preso con pinze, molle e quant’altro. Dalla Paganese capolista, passando per Cosenza, Ischia, Fidelis Andria e Akragas. Tutte realtà interessanti ed alcune, come l’Akragas, con un buon potenziale in divenire ma troppo distanti dal necessario per un’alta classifica. Il destino di queste squadre, come di altre, è quello di un cammino medio e senza spunti con la paura di scivolare fino agli inferi della bassa classifica. Fondo della graduatoria dal quale provano ad uscire Juve Stabia e Matera, le vittorie contro Catania e Catanzaro danno respiro e inguaiano gli avversari diretti. A Castellammare la panchina è già cambiata, la rotta ancora non del tutto ma il mare appare meno mosso. Idem a Matera, via Dionigi e dentro Padalino. All’inizio a crescere sono state solo le prestazioni, adesso è arrivata anche la vittoria. Chiaro, vincere contro questo Catanzaro non è impresa titanica, con i calabresi che sembrano la maggiore indiziata alla retrocessione diretta. In basso Lupa Castelli Romani e Martina Franca lotteranno con la squadra di Erra fino alla fine, poi c’è il Catania. La rosa a disposizione di Pippo Pancaro non si discute, al netto delle penalizzazioni sarebbe anche al secondo posto in classifica. Purtroppo per gli etnei, però, le penalizzazioni sono una realtà e non sembrano finite qui. Calil, Russotto e Falcone potrebbe non averli nessuno nel Girone C ma neanche 11 o più punti di penalizzazione. Il rischio di dover lottare per non retrocedere sembra lontano, quello di restare nella terra di nessuno è più concreto.

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MESSINA, TESTA BASSA E LAVORARE – Lo ripete in continuazione mister Di Napoli, “dobbiamo lavorare sempre, a testa bassa e senza paura di nessuno. Il nostro obiettivo deve essere la salvezza”. Nell’estate del calcio messinese è accaduto di tutto, il basso profilo non è strategia ma logica conclusione dettata da una contingenza di eventi che non possono spingere, almeno a parole, il tecnico a sparare alto. La rosa che il ds Argurio ha costruito è di buon lignaggio con punte di eccellenza. Siamo costretti a ripeterci, e ci scuserete, quando diciamo che il giudice massimo rimane il campo. Frase che rubiamo allo stesso Di Napoli tra l’altro, che da uomo di calcio sa bene che le chiacchiere le porta via il vento. Messina non è città che accetta, o deve accettare, di bivaccare per anni in Lega Pro. Di contro ha la giusta moderazione per comprendere che i piccoli passi portano sempre più avanti. Il primo posto e l’imbattibilità sono stati spazzati via a Foggia, dove Di Napoli ha capito più di una cosa. La prima è quella di avere una squadra più forte di quello che il risultato possa far credere; la seconda è che questo ottimo materiale andrà gestito e lasciato maturare anche al rischio di cadute grevi. Presi singolarmente i vari Martinelli e Tavares non possono invidiare nulla al resto dei giocatori della Lega Pro. Essere squadra, però, è ben diverso. Dalle sconfitte si deve imparare, i processi di crescita sono passaggi obbligati e necessari. Sfruttarne il lato positivo potrebbe lanciare il Messina ben oltre il basso profilo, perché nella zona alta c’è una favorita ma le iscrizioni all’albo delle inseguitrice è aperto.

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