Messina-Matera, il mestiere del regista

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Pubblicato il 8 novembre 2016 in Tattica

Andrea Pirlo, nato a Brescia, cresciuto all’Inter e diventato magico al Milan. La Juventus lo rese immortale, due Carlo incisero sulla sua carriera: Mazzone il primo a vederlo come regista, Ancelotti l’allenatore della consacrazione. La sua interpretazione del ruolo ha distrutto generazioni di colleghi e allenatori, perché la particolarità delle caratteristiche di Pirlo ha avvilito le prestazioni di chiunque in quella posizione di campo. “Regista alla Pirlo”, “Giocatore diverso da Pirlo”, “Non è Pirlo”: queste alcune delle frasi fatte nate dall’invenzione del bresciano nel ruolo davanti alla difesa. Da quel momento in poi ogni calciatore schierato in quel ruolo ha dovuto sopportare il confronto. Le critiche maggiori degli ultimi anni riguardano Riccardo Montolivo: il capitano del Milan paga gli anni ingloriosi dei rossoneri e il paragone più frustrante del mondo. Per i milanisti l’addio di Pirlo rimane una ferita inguaribile, gettare la croce su Montolivo diventa una sorta di sfogatoio. Ma Montolivo non è Pirlo, non lo è Verratti o Marchisio, e non lo è neanche Gianluca Musacci. Il capitano del Messina di punti in comune con il 21 più famoso di Italia ne ha davvero pochi, assomiglia più proprio al Montolivo rossonero e come lui soffre le grandi aspettative dei tifosi. Le prestazioni di Musacci al Messina iniziano ad essere accettabili, l’inizio di stagione era stato condizionato da altissime aspettative e fame di risultati. Il cambio in panchina da Bertotto a Marra ha inciso, perché nelle idee dell’ex capitano dell’Udinese il calciatori avrebbe dovuto avere una centralità diversa. La gestione dell’ex bandiera giallorossa ha coinciso con un Musacci inaccettabile, non che le colpe siano da scaricare sul solo tecnico ma è palese che le idee tattiche cozzassero con le caratteristiche tecniche. L’arrivo di Cristiano Lucarelli sta mutando il Musacci in salsa giallorossa: il lavoro è prima mentale, perché da sistemare c’era la serenità prima che la posizione. Il resto è tattica: il ritorno al 4-3-3 regala a Musacci soluzioni esterne vitali nella distribuzione del gioco, una squadra più corta aiuta il fraseggio meno banale e regala campo da poter attaccare con il lancio lungo. Soluzione e non speranza, perché quando una squadra si allunga si finisce per lanciare lungo nella speranza di creare, se la squadra è corta e crea campo da attaccare c’è tutta una profondità da sfruttare.

IL DIFENSORE – Focus interamente dedicato a Gianluca Musacci ed al suo mestiere del regista. Come detto lo vediamo come un giocatore simile a Riccardo Montolivo nell’interpretazione del ruolo, non avvicinabile per caratteristiche allo stile Pirlo. Inutile quindi chiedergli verticalizzazione immediata, il calciatore è chiaramente un equilibratore tattico dotato di ottima tecnica. Primo frame delle gara contro il Matera, andiamo ad analizzare il lavoro senza palla del capitano giallorosso: cerchio giallo per Casoli che punta Foresta, lavoro in ampiezza dell’interno destro di Lucarelli che esce in supplenza di Grifoni. Ecco che Musacci legge e tampona: Grifoni è nella terra di nessuno, sull’esterno è scalato Foresta e Musacci deve scalare sul lavoro fuori area del Matera. Riquadro blu per lui che si accoppia a Negro, sulla ricezione è pronto a difendere l’area di rigore con la consapevolezza che il rischio della scarico su Armellino (alle spalle del duo) sia il male minore (in occasione manca l’aiuto delle punte). Ottima lettura di Musacci, bravo il capitano a trovare le correzioni sui movimenti non perfetti dei compagni. Il trio di centrocampo è sfilacciato, il lavoro in fase difensiva di Musacci è decisivo.

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L’UOMO DEL PRESSING – Secondo frame dedicato al lavoro di Musacci: abbiamo visto il suo lavoro in marcatura preventiva sul movimento del reparto difensivo. Passiamo adesso al pressing con difesa schierata: curva rossa per evidenziare la linea con Milinkovic molto bassissimo dopo il passaggio al 4-4-2. In giallo vediamo l’ampio spazio lasciato ai calciatori del Matera, la colpa?  Degli attaccanti del Messina. In blu vediamo come Musacci sia costretto ad uscire su Iannini, lo scontro tra capitani è obbligato dal rimanere in posizione alta di Pozzebon che si occupa di non far alzare De Franco e compagnia. In questa circostanza il Messina si allunga, la ricerca di perfezione di Lucarelli soffrirà sempre di piccoli passaggi a vuoto che dovranno essere tamponati dai singoli più esperti.

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A TUTTO CAMPO – Chiudiamo questo speciale su Gianluca Musacci, prendiamo in analisi la buona mobilità dell’ex centrocampista di Parma e Catania. Lo sviluppo della partita non lo vede più spettatore: una squadra più corta e bassa lo aiuta a muoversi leggendo le azioni, la posizione non è fissa sopratutto quando il Messina è in possesso. Nell’occasione vediamo come Musacci non rimanga ancorato in mezzo al campo, i giallorossi trovano spazio sulla corsia destra con il capitano che è bravo a sfruttare per lanciare le punte. Anche in questo caso la squadra di Lucarelli pecca nelle distanze, la ripartenza doveva essere sfruttata meglio magari tenendo gli attaccanti leggermente più bassi cercando così di alzare la linea difensiva del Matera. Il mestiere di Musacci rimane quello più complicato di tutti: ago di una bilancia che non deve pendere ma rimanere sempre in perfetto equilibrio.

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